L’attacco di panico: il disturbo della società odierna

storia-clinica-panico

 

Il Disturbo da attacchi di panico si presenta nella nostra società con sempre maggior frequenza, i dati epidemiologici indicano una prevalenza del disturbo nel corso della vita che oscilla tra lo 0,6 e il 6% con una frequenza doppia nel sesso femminile rispetto a quello maschile. L’età media di esordio è di circa 25 anni con una certa variabilità, molti casi hanno un decorso cronico oppure possono esservi remissioni spontanee con successive riacutizzazioni e forme di disturbo attenuato (forme paucisintomatiche). Una grande variabilità si trova anche nella risposta al trattamento (psicofarmacologico e psicoterapico, specialmente di tipo cognitivo-comportamentale), con un tasso di guarigione di solo il 30% a 6-10 anni dalla terapia.

Il DAP è una categoria diagnostica relativamente recente: fu infatti inclusa ufficialmente nella terza edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali solo dal 1980, eppure già nel 1895 Freud descrisse la “nevrosi d’ansia”, un insieme di sintomi psichici e somatici spesso in relazione con una paura degli spazi aperti, termine che venne utilizzato come categoria diagnostica fino all’introduzione della nuova edizione del “Disturbo di Panico”.

In riferimento al contesto culturale recenti studi hanno sottolineato che i disturbi psichici non sono statici ma dinamici, differendo da una società all’altra e in una stesa società nel tempo, seguendone le trasformazioni. Se all’inizio del secolo scorso si parlava quasi esclusivamente di nevrosi isterica dalla fine del secolo scorso sono divenuti preponderanti i disturbi d’ansia e il disturbo da attacco di panico. Con le sue potenti manifestazioni polarizzate sul corpo (tachicardia, sudorazione, senso di soffocamento, visione offuscata, etc.) l’attacco di panico si configura come l’espressione di un pericolo imminente, un pericolo non reale ma fantasmatico di cui non se ne capisce nè il motivo né l’origine.

In una società che richiede di essere sempre pronti ed adeguati ai vari ruoli e alle funzioni (nel lavoro, nella famiglia, nelle relazioni affettive) non è un caso che proprio i giovani e gli adolescenti siano i più esposti all’insorgenza di questo disturbo. Se l’ambiente esterno viene percepito come incerto, pericoloso e con poche prospettive di realizzazione ecco che il giovane che si affaccia alla sua vita adulta fa molta fatica a proiettarsi in una dimensione autonoma assumendosi la responsabilità che questo comporta, di conseguenza i tempi di permanenza nella famiglia d’origine si dilatano nel tempo.  Da un lato l’ambito famigliare  giustifica la presenza dei figli a casa con le incertezze e le difficoltà di questi ultimi ad assumere un ruolo sociale, ma parallelamente questo permette alla famiglia di mantenere un immagina statica e cristallizzata di se stessa, una dimensione che permette di posticipare l’idea della perdita delle proprie funzioni genitoriali e di allontanare l’idea del tempo che passa.

L’altro rovescio della medaglia è rappresentato dalla posizione in cui si trovano i figli che pur covando desideri di autonomia e di distacco dalla famiglia di origine vivono questi pensieri con estrema paura rispetto all’incertezza e alla paura del fallimento che gli si prospetta di fronte e come un tradimento nei confronti dell’ambiente familiare che gli offre protezione. Questa ambivalenza può trovare allora espressione nell’attacco di panico  come estrema rappresentazione di quella paralisi fisica ed emotiva accompagnata da una profonda angoscia rispetto all’impossibilità di trovare una espressione e comunicazione a questo conflitto.

Anziani, un ascolto per tutti

 1253102443

1.La situazione di Disagio

Gli anziani rappresentano una fascia sempre più importante e crescente della popolazione italiana. I progressi in medicina (soprattutto a partire dal diciannovesimo secolo) hanno giocato un ruolo cruciale nel prolungamento dell’aspettativa di vita (Maier e Calne, 2005). L’aumento della durata di vita media è strettamente collegata a un relativo incremento delle patologie degenerative tipicamente senili, tra cui la demenza (Lucidi e Miraldi, 2009). Lo scopo del servizio de sostegno psicologico domiciliare è promuovere il benessere psicofisico e prevenire situazioni di disagio, isolamento e disturbo mentale.

La depressione nell’anziano

La depressione nella persona anziana viene confusa con il normale processo di invecchiamento oppure con un principio di demenza senile, per questo solo una piccola parte degli anziani depressi riceve un trattamento adeguato. Come negli  adolescenti, la depressione senile non va sottovalutata: dopo l’adolescenza, la terza età è la fase della vita in cui si verificano più suicidi. In genere nell’anziano la depressione è spesso nascosta  sotto sintomi somatici quali cefalee, palpitazioni, dolori alle articolazioni , vertigini, difficoltà respiratorie, insonnia ecc. L’anziano tende quindi a concentrarsi e a lamentare questi sintomi che riporta e  sottolinea ad ogni occasione.  L’anziano depresso tende a chiudersi in se stesso, diventando passivo ed evitando i contatti con gli altri o diventando lamentoso e irritabile. Altri sintomi tipici della depressione senile sono: alterazioni delle memoria, eloquio rallentato e motricità rallentata. Questo non deve stupire perché la depressione comporta  a tutte le età, ma specie nella vecchiaia, un globale rallentamento delle funzioni cognitive.

La demenza

La demenza è una “condizione di deterioramento progressivo delle capacità intellettive che compromette le capacità di vita autonoma dell’individuo. Si parla di demenza quando vi è una compromissione intellettuale e delle funzioni mnestiche, tale da compromettere la vita di tutti i giorni, associata a mutamenti considerevoli nel pensiero astratto e/o nel giudizio e/o nella personalità”(Sanavio e Cornoldi, 2001).

Esistono diversi tipi di demenza che secondo differenti studi sono correlati alla crescia esponenziale del numero di persone anziane. A tal proposito l’Istat riporta che nel 1961 in italia vi erano poco meno di 5 milioni di anziani oltre i 65 anni e che  essi costituivano il 9,5% della popolazione. Dopo 10 anni, la percentuale della popolazione anziana era di 11,3 %, mentre nel 1981 la percentuale era del 13,2%, infine nel 1991 era sopra il 15%, ovvero di 8 milioni e 700 mila persone.

Nel 1994-95 in Italia vivevano 2.100.000 donne e 1.280.000 uomini con età superiore ai 75 anni (Sanavio e Corndoli, 2001). Si noti come nei soggetti che hanno un’età compresa tra i 65 e i 69 anni la percentuale di demenza si aggira intorno al 2%, mentre nella popolazione generale di età compresa tra i 70 e i 74 anni la percentuale raddoppia (4%) e infine per i soggetti con età superiore agli 80 anni la percentuale arriva al 20%. La maggior parte delle persone che soffre di demenza ha un’età comrpresa tra i 76 e gli 85 anni (51,1%). Segue la fascia 66-75 anni (24,3%) e poi quella di coloro che anno più di 86 anni (15,7%). Successivamente la fascia 56-65 anni (7,6%) e infine le persone che hanno meno di 55 anni (1,3%) (Censis 2006).

I dati citati sono confermati anche da uno studio italiano sull’incidenz delle demenze condotto dal gruppo ILSA (Di Carlo, Baldaresci, Amaducci et al., 2002), che sottolinea come l’incidenza della demenza in Italia sia in continuo aumento; infatti si stima che se il tasso di popolazione rimarrà costante nel 2020 vi saranno 213.000 nuovi casi di demenza.

La più comune forma di demenza è la demenza di Alzheimer, una “condizione di deterioramento progressivo delle capacità intellettive che compromette la capacità di vita autonoma dell’individuo, tale d compromettere la vita di tutti i giorni associata a mutamenti considerevoli nel pensiero astratto e/o nel giudizio e/o nella peonalità” (Sanavio e Cornoldi, 2001).

Nel capitolo “Il sistema di Welfare” del 4° rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2007, viene riportato che le persone che sofrono di Alzheimer in Italia sono più di 500.000 e che i nuovi casi di questa patologia sono quantificabili in circa 80.000 all’anno. diversamente dai dati dello studio ILSA, il Censis stima che nel 2020 i nuovi casi di demenza dell’Alzheimer saranno circa 113.000. Un’analisi delle differenze di genere evidenzia come vi sia una netta prevalenza nel genere femminile pari al 67,8% della popolazione colpita rispetto al 32,2% degli uomini.

La maggior parte delle persone affetta da patologia Alzheimer vive nella propria casa (oltre l’80%); il 48,1% convive con il coniuge o con il partner, il 34,7% vive con i figli o con una badante, il 17% vive in casa di altri familiari e il 7% nella famiglia di uno dei figli (Censis, 2006).

Appare evidente come il livello di disagio non sia quindi esclusivamente a carico del singolo soggetto e/o a carico del suo nucleo familiare, ma come richieda, invece, un coinvolgimento più ampio dal punto di vista sociale.

Ne consegue che “si può considerare la demenza come una malattia della famiglia e, in ultima analisi, della società, che necessita di risorse elevate per poter garantire al soggetto un’adeguata assistenza” (Chattat, 2009).

2. Il Progetto di ascolto: Obiettivi

Il progetto prevede la creazione di uno sportello di ascolto all’interno del Centro Anziani. Lo sportello si propone come punto di riferimento per tutti i disagi legati all’invecchiamento proprio o di un familiare, a sofferenze in seguito a separazioni o lutti, a difficoltà di comunicazione con familiari e amici, al sostegno psicologico nell’ambito dell’insorgenza o dell’evoluzione di malattie (es. demenze).

Lo Spazio di ascolto per Anziani è un luogo dedicato ai cittadini anziani, concepito e organizzato per essere:

  • Punto informativo e di orientamento per gli anziani.
  • Risorsa per promuovere le capacità degli anziani di farsi protagonisti attivi.
  • Nodo della rete e punto di coordinamento delle varie iniziative a favore della terza età.
  • Luogo di aggregazione, di incontro, di scambio.

Si connota come sede di attività rivolte in modo specifico a cittadini anziani dotati di livelli di autonomia diversi, ma che necessitano comunque di un supporto e di punti di riferimento organizzati per continuare a vivere al proprio domicilio.

La consulenza ha come finalita’ la presa in carico delle domande dell’utenza in chiave psico-sociale. La procedura sara’ quella della globale accoglienza della persona e quella dell’analisi della domanda. L’accoglienza ed il sostegno, offerte alla persona fin da subito, servono a garantire il miglior servizio possibile dal punto di vista umano, facendo percepire che c’e’ qualcuno disposto ad ascoltare ed a comprendere il problema, capace di contenere le ansie e le emozioni spiacevoli connesse. L’analisi della domanda, che avviene contestualmente al supporto, servira’ invece a definire il problema e contestualizzarlo, renderlo chiaro allo stesso assistito in vista di trovare nuove strategie per affrontarlo e risolverlo utilizzando le risorse personali e di rete sociale e territoriale, da sostituirsi alle vecchie strategie, disfunzionali.

3. Le Attività proposte

  • Sportello di ascolto psicologico
Il servizio si prefigge di offrire uno spazio qualificato ove l’anziano possa esprimere le proprie difficoltà, ricevere consulenza psicologica e far emergere situazioni di particolare disagio. Lo sportello di ascolto non deve intendersi in alcun modo come luogo di trattamento di patologie. Sarà cura del professionista orientare eventualmente l’utenza verso risorse e servizi specialistici presenti sul territorio.
  • Laboratorio della memoria
L’obiettivo che si pone questo laboratorio non si limita al contrasto della perdita di memoria nella persona anziana, ma si prefigge di ottimizzarne le capacità cognitive e le abilità mnestiche attraverso l’insegnamento di strategie adeguate, l’offerta di stimoli che incidano sull’autostima e sul tono dell’umore, il potenziamento della capacità di socializzazione e il mantenimento dell’identità personale. Alla narrazione della propria storia personale ogni partecipante potrà applicare le tecniche proposte che si concretizzeranno in un’attività di confronto e di insegnamento che si articolerà in n. 8 incontri quindicinali di 1,30 ore ciascuno. Si prevede una valutazione dell’attività sia in itinere che al termine della stessa in ordine ai risvolti pratici e applicativi, alle problematiche emerse e al raggiungimento degli obiettivi.
  • Ciclo di incontri tematici
Offrire uno spazio organizzato in cui gli anziani possano incontrarsi e dialogare su tematiche di loro interesse e appartenenti alla loro quotidianità. Condotti da psicologi e da medici gli incontri sono stati pensati non come lezioni frontali ma come laboratori che stimolino la riflessione e il confronto tra coetanei al fine di incrementare sia l’autostima sia la conoscenza reciproca e la rete di relazioni sociali.
Verranno trattati temi di forte interesse esistenziale e culturale.

4. A chi è rivolto

All’anziano: come intervento di sostegno, di psicoterapia, valutazioni neurologiche e interventi di riabilitazione e stimolazione cognitiva;

Al familiare: interventi di sostegno psicologico al singolo o all’intera famiglia, interventi psico educazionali, in particolare in presenza di demenze o altre situazioni di deterioramento.

5. Requisiti di acceso

Età, inabilità al lavoro, assenza o inadeguato supporto familiare, condizione di non autosufficienza o parziale autosufficienza. Il servizio sarà aperto un giorno alla settimana nei locali del Centro Anziani.

Per informazioni rivolgersi a:

Dott.ssa Chiara Patruno

Psicologa

Tel: 3472439780

Email: chiara.patruno@libero.it

Ludovico Einaudi

 

Fuori dal mondo è un film del 1999 diretto da Giuseppe Piccioni. Caterina, una suora in procinto di prendere i voti perpetui, si ritrova tra le braccia un neonato abbandonato. Tentando di scoprire l’identità della madre del piccolo conosce Ernesto, proprietario di una lavanderia dove per qualche tempo ha lavorato la donna, di nome Teresa. Mentre Caterina dovrà confrontarsi con la maternità, Ernesto dovrà fare i conti con la diversità rappresentata dalla suora. Entrambi compiranno un viaggio interiore e di conoscenza fuori dal mondo in cui vivono.