Adozione e Scuola

omid-scuola

I genitori pongono spesso agli ‘esperti’ un quesito su un problema molto diffuso tra i bambini adottivi, ma non facile da affrontare e tanto meno da risolvere: quello delle difficoltà scolastiche che questi figli particolari trovano sul loro cammino.

Vorrebbero sapere come comportarsi e, se esistono, avere ricette già pronte da applicare più o meno automaticamente e magicamente.

È per loro una grande delusione trovarsi di fronte a cosiddetti esperti che rispondono di non avere soluzioni rapide e precostituite.

È la fantasia che suggerisce pensieri nuovi. Nel dire questo pensiamo a Bion che raccomanda di non avere paura dei pensieri selvatici (Bion, 1997).

David Grossman, in un suo libro su un bambino particolare, fa dire a un suo personaggio (una signora facente per il bambino funzioni di madre), che sta parlando con l’insegnante del suo pupillo: “Forse non tutti [i bambini] sono adatti all’inquadramento della scuola! Ci sono persone rotonde, mia cara signora, ci sono bambini a forma, diciamo, di triangolo, perché no, e ci sono… ci sono bambini a zigzag!” (D. Grossman, 2007).

I bambini adottivi sono veramente bambini a zigzag. I grandi scrittori spesso hanno intuizioni e modo di rappresentarle molto più efficaci di quelle di qualsiasi studioso.

Perché zigzag? Perché per essere adottati hanno dovuto percorrere nella realtà e nel mondo interno, fuori e dentro se stessi quindi, un percorso non lineare dalla nascita alle varie fasi di sviluppo che per loro sono esperienze che quasi sempre non determinano memorie riconducibili alla memoria esplicita o autobiografica, ma si depositano nell’inconscio non rimosso riemergendo eventualmente in immagini frammentate difficilissime da riunire in un discorso che abbia il significato di una storia della propria vita.

Parliamo infatti di un certo tipo di bambini di fronte ai quali si rimane spesso sconcertati e confusi nella difficoltà di comprendere le loro comunicazioni. Bambini che fin dall’inizio della vita scolastica presentano inibizioni nell’uso delle capacità intellettuali, quasi sempre peraltro presenti, con conseguenti difficoltà nell’apprendimento.

Purtroppo questo succede non poche volte anche a scuola, col risultato di ghettizzare i bambini in difficoltà.

La tentazione di attribuire ogni difficoltà a un’origine emotiva dovuta alla storia particolare dei bimbi adottati, lascia poco spazio al pensiero che porta alla comprensione del nuovo, soprattutto se il nuovo è un bambino diverso, a zigzag appunto.

La combinazione di una diversità genetica, di una diversità di esperienze di vita, e di una non trascurabile componente di mere casualità in cui tutti inevitabilmente incorriamo, fa della mente di ciascuno di noi un fenomeno irripetibile.

E quindi anche per questi bambini particolari non è possibile parlare di una situazione psicologica statica che li caratterizzerebbe dalle origini e sarebbe la causa immodificabile delle difficoltà di apprendimento e inserimento. Anche nel loro caso non si può che pensare che la persona è il risultato del complesso processo che abbiamo descritto prima. Non è quindi solo importante l’ambiente originario, ma anche quello nel quale il bambino ha vissuto e vive ora.

La realtà è poi molto variegata per cui il singolo è sempre un unicum. Infatti se è vero che molti bambini adottati hanno gravi problemi di apprendimento è anche vero che molti altri non ne hanno affatto, anche se le storie sembrano simili e spiegare i differenti risultati non è facile.

Sappiamo, e non deve essere dimenticato, che tutti i bambini apprendono, ma non tutti hanno gli stessi tempi e le stesse dotazioni intellettuali.

Non è possibile pensare che un bambino nato in ambienti culturali differenti, dove spesso è vissuto per lunghi periodi sentendo parlare lingue diverse, abbia la stessa rapidità di comprensione di un altro abituato da sempre alla lingua del paese in cui vive.

Il bimbo adottato, portato, senza averlo chiesto, in un paese diverso, spesso lontanissimo dal proprio, si ritrova a dover affrontare le difficoltà di un contesto linguistico totalmente differente.

Magari, col tempo, una volta cresciuto, questa nuova persona mostrerà anche capacità superiori rispetto ad altri, ma devono essergli concessi, come sottolineavamo, i suoi tempi e le sue strategie di apprendimento.

Pensiamo quindi che le prime difficoltà di cui raramente ci si occupa siano costituite dal cambiamento di ambiente a cui il bambino adottato è sottoposto. Cambiare ambiente significa essere immessi in un mondo completamente nuovo, dove diversi sono gli odori, i rumori, i colori, la musica e, nel caso dei bambini che arrivano da altri paesi, come già sottolineavamo, anche l’ambiente linguistico.

Tutto ciò è un’importante parte costitutiva del trauma che accompagna i bambini che vengono avviati all’adozione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...