Osservare l’interazione madre-bambino

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Ogni processo nella competenza interattiva fornisce al pediatra una diversa “finestra clinica” che costituisce un punto sensibile per osservare l’evoluzione delle interazioni madre-bambino.

Vengono, di seguito, descritte queste finestre cliniche e le azioni e osservazioni da mettere in atto nelle visite dei primi 24 mesi di vita del bambino, periodo nel quale si instaura anche una forte relazione tra il pediatra e i genitori, che condiziona il lavoro futuro con quella famiglia.

Da 0 a 2 mesi i comportamenti interattivi più importanti riguardano la regolazione del ciclo dell’alimentazione, del ciclo sonno-veglia e del ciclo di attività del bambino. Secondo Winnicott il prototipo di tutto il prendersi cura del bambino è il tenerlo in braccio (holding o contenimento): c’è una profonda differenza fra un bambino che è tenuto in braccio abbastanza bene e un bambino che non lo è. L’esperienza del prendere in braccio il bambino riesce naturale a una madre che sa quali sono i bisogni del suo bambino e che ha vissuto bene la fase in cui in larga misura “lei è il bambino” e “il bambino è lei”. La manipolazione del lattante è, secondo Winnicott, un indice della qualità delle cure ancora più importante della reale esperienza di allattamento al seno. Cruciale è valutare la modalità di alimentazione in termini di coinvolgimento e ricchezza dell’esperienza: molte caratteristiche importanti e proprie della situazione dell’allattamento al seno possono essere rintracciabili anche quando si usa il biberon (per esempio, lo sguardo reciproco del bambino e della madre).

Da 2 mesi e mezzo a 5 mesi e mezzo l’interazione sociale “faccia a faccia”, senza giocattoli o altri oggetti, rappresenta la finestra clinica successiva. Il bambino è in grado, per esclusione o di proposito, di mostrare nel gioco “faccia a faccia” le sue piene capacità sociali e affettive, sollecitandone il corrispettivo nei genitori.

Da 5 mesi e mezzo a 9 mesi è il gioco comune con oggetti l’attività da osservare. Il bambino ha una buona coordinazione occhio-mano e, con essa, un’avida curiosità per il mondo inanimato. In questa situazione l’interazione madre- bambino subisce una profonda modificazione: la diade si trasforma in una triade (madre, bambino e mondo degli oggetti) e per il bambino prende avvio la fase che riguarda la natura della realtà oggettuale. L’osservazione di come il genitore e il bambino gestiscono la direzione, il tempo, l’attenzione, l’elaborazione, la struttura, il cambiamento di argomento e il disimpegno dal gioco permette di rivelare la natura dei loro rapporti. Esiste una stretta relazione tra l’attenzione del bambino e il livello della stimolazione. Se quest’ultimo è troppo basso, è come se il bambino non lo avvertisse e, se pure l’avverte, l’interesse che gli suscita è di brevissima durata; se il livello di stimolazione è troppo alto, cerca invece di evitarlo, allontanandosene o mettendosi a piangere perché altri lo aiutino a farlo cessare. Se invece la stimolazione avviene a un livello moderato, l’attenzione verrà più facilmente richiamata e si manterrà a lungo. Questa modalità di risposta è comune per quanto riguarda sia gli aspetti di cui uno stimolo si compone (intensità, complessità, grado di contrasto o di novità), sia i vari tipi o generi di stimolo (visivo,uditivo, tattile, cinestesico).

Da 10 a 12 mesi sono due gli eventi evolutivi che forniscono finestre cliniche. Il bambino comincia a mostrare i comportamenti caratteristici dell’attaccamento e separazione grazie alla crescente capacità di allontanarsi e tornare dalla madre. L’osservazione di come il genitore e il bambino negoziano l’andare e il venire, l’allontanamento e il ritorno, può fornire indicazioni utili al pediatra. La seconda finestra è l’avvento dell’intersoggettività: il bambino inizia a rendersi conto che la madre può avere “cose in mente”, e anche lui. I contenuti della sua mente e quelli della madre possono essere gli stessi o essere diversi. È qui in gioco la negoziazione di ciò che costituirà l’universo condivisibile dei fenomeni mentali: ciò che può essere pubblico, ciò che deve restare privato, ciò che è condivisibile

Da 18 a 24 mesi altri due eventi evolutivi forniscono finestre cliniche: l’apprendimento del linguaggio, simile all’apprendimento del gioco con gli oggetti, e l’aumento della mobilità e capacità fisica, con la necessità di porre limiti. Porre limiti non è un processo in cui si fissano e si applicano delle regole, ma ne implica la negoziazione. La maggior parte delle volte genitore e bambino interagiscono in un’area confusa e i bambini si dimostrano incredibilmente capaci di individuare le aree confuse e di condurvi i genitori. Le negoziazioni rivelano la struttura e il funzionamento della relazione. La promozione della lettura nell’ambito del sostegno alla genitorialità Un intervento che avviene in un contesto in cui il genitore è stato “preparato” alla importanza della relazione con il bambino e nel quale il genitore esprime liberamente come si relaziona con il bambino consente di individualizzare le azioni e ridurre la ripetitività del messaggio. Aver condiviso con i genitori l’importanza di entrare in empatia con il bambino, per favorirne la crescita nei suoi diversi aspetti, facilita enormemente la proposta, dai 6 mesi in poi, della introduzione del libro tra gli oggetti del bambino, quando la coordinazione occhio-mano gli consente di afferrare un libro. Le osservazioni e le azioni che si possono mettere in atto nelle visite dei primi 24 mesi di vita del bambino possono essere sintetizzate come segue:

Intorno ai 6 mesi il pediatra potrebbe affrontare questi temi: valutare come procede lo svezzamento e parlare di alimentazione come esperienza sensoriale, non solo in termini nutrizionali; sostenere la madre a proseguire un consapevole allattamento al seno; chiedere se i genitori stimolano il bambino con parole, canzoncine e suoni. Molti genitori, parlano spontaneamente con i propri figli fin dai primissimi giorni e le loro parole contribuiscono a dare forma e significato a ciò che accade. I bambini imparano ben presto a “rispondere” e i genitori devono ricorrere al proprio intuito per cercare di capire quello che il bambino vuole, al fine di tradurlo in azioni e parole adeguate; proporre l’inserimento del libro tra gli oggetti della vita quotidiana del bambino grazie al suo nascente interesse verso cose da afferrare e manipolare.

Intorno ai 9 mesi il pediatra potrebbe affrontare con i genitori il tema dell’allontanarsi dal bambino per favorirne la capacità di separazione (la mamma c’è, anche se è uscita), valutare come i genitori stimolano il bambino. Questa azione può essere fatta osservando cosa avviene inserendo un libro nel setting del bilancio di salute e parlando della importanza che essi “leggano” al bambino, indicando le figure del libro e dando a esse un nome.

Tra i 12 e i 15 mesi il pediatra potrebbe: verificare come procede la separazione madre-bambino e la capacità del bambino di internalizzazione della madre, osservando come reagisce a una breve separazione dalla madre e chiedendo come dorme; affrontare la necessità del bambino di avere una figura di riferimento, importante se la mamma lavora; valutare la modalità di stimolazione del bambino e spiegare ai genitori che, leggendo al bambino, ne vengono favoriti lo sviluppo del linguaggio e la capacità attentiva. Il bambino presta attenzione a libri con azioni della sua vita quotidiana, accompagnate da illustrazioni che vanno indicate e nominate.

Tra i 18 e i 24 mesi il pediatra potrebbe: promuovere la lettura sottolineando che a questa età il bambino può mantenere l’attenzione a una storia semplice; verificare se ci sono disturbi della alimentazione e del sonno.

Dopo i 2 anni è opportuno continuare a verificare la modalità di stimolazione del bambino, comunicando ai genitori che il bambino, oltre ad amare i libri già conosciuti, può progressivamente essere interessato a libri con un contenuto linguistico più complesso.

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