Il sonno: un bisogno fisiologico per il bambino

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Il sonno è un bisogno fisiologico essenziale e una delle attività più importanti della giornata al nido.Un buon riposo al nido è un indicatore positivo dell’efficacia del nostro agire educativo e del rapporto di fiducia che stiamo costruendo con il bambino e la sua famiglia.

Il sonno è un fenomeno influenzato da diverse variabili e necessita di attenzione e pianificazione da parte delle figure educative. Solitamente al nido il tempo dedicato al riposino pomeridiano è al massimo di un paio d’ore e viene svolto subito dopo la routine del pranzo e del gioco. 

La maggior parte dei bambini all’interno del Nido fa un riposo al giorno.  La stanza adibita alle ninne è molto importante e permette che i bambini abbiano sempre lo stesso lettino nello stesso posto dove lo avevano lasciato il giorno prima. All’interno della “stanza ninne” è necessario creare un’atmosfera rilassata per favorire il rilassamento corporeo.

Spesso alcuni bambini hanno l’esigenza di addormentarsi con un oggetto in particolare (ciuccio, orsacchiotto, cuscino, lenzuolo, macchinina), questo permette al bambino di mantenere un contatto con la sua famiglia e il suo ambiente casalingo.

Se i bambini si svegliano prima di aver soddisfatto a pieno il loro bisogno di sonno, è importante farli sdraiare di nuovo e dire loro di continuare a dormire, perché spesso hanno fatto un brutto sogno, ma senza stimolarli troppo e senza obbligarli se il loro sonno è terminato.

La routine delle ninne permette il recupero delle energie consumate durante la prima parte della giornata e la possibilità di affrontare con allegria e vigore le attività pomeridiane. Il sonno permette una crescita cognitiva equilibrata. La fase del risveglio, è un momento molto delicato perché i bambini devono essere svegliati con dolcezza e tranquillità. 

Molti genitori hanno l’abitudine di far dormire il bambino nel proprio letto, ciò può essere un comportamento positivo nei primi mesi di vita, soprattutto durante l’allattamento,  ma non indispensabile se, in questo stesso periodo, il bambino dorme nella sua culla, vicino al letto materno. La vicinanza dei genitori al bambino e viceversa tranquillizza entrambi, e il bambino comincia a capire di avere un proprio “posto” per dormire.

Consigli utili per i genitori

Durante la fase del sonno è utile cercare di creare un rituale della nanna sempre uguale (pigiamino, libro, gioco, luce) permettendo così al bambino di avere dei comportamenti prima e dopo il sonno sempre uguali e sicuri. E’ utile far dormire il bambino vicino ai genitori almeno fino al primo anno di età soprattutto se la mamma allatta. I bambini hanno frequentemente dei risvegli notturni che devono essere considerati un fatto assolutamente normale e fisiologico, che può durare fino ai cinque anni. L’istinto naturale del bambino durante la fase delle ninne è quello di cercare la vicinanza della madre, anche di notte e spesso se non la trova il bambino piange in maniera del tutto naturale. Se il piccolo piange, il ciuccio può essere un rimedio ma solo successivamente a comportamenti di consolazione e di coccole. 

Letture consigliate: 

Eduard Estivill, Sylvia de Bèjar, Fate la nanna. Il semplice metodo che vi insegna a risolvere per sempre l’insonnia del vostro bambino, Mandragora junior, 1999.


Enzo Catarsi, Il sonno nel nido d’infanzia, Azzano San Paolo, Junior, 2008.


Grazia Honegger Fresco, Facciamo la nanna. Quel che conviene sapere sui metodi per far dormire il vostro bambino, Il leone Verde, 2006.

Link alla rivista Linhas maggio/Agosto 2018

RIVISTA LINHAS 2018

Link ad un estratto del libro Fai la nanna senza Lacrime 

LINK 1 LIBRO   LINK 2 LIBRO

 

Lo svezzamento: tappa importantissima

Lo svezzamento è una tappa importantissima, un grande cambiamento e deve essere affrontato in modo semplice e graduale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che il neonato può tranquillamente nutrirsi con il latte materno, laddove naturalmente, sia sufficientemente nutriente e capace di coprire tutti i pasti del bambino.

L’allattamento è il modo per dare al bambino nutrimento e sicurezza, rappresenta un riferimento affettivo rilevante per l’acquisizione dell’autonomia. Se la madre lo desidera, l’allattamento al seno può quindi continuare dal secondo semestre di vita fino al secondo anno e anche oltre.

Spesso alcuni bambini hanno l’abitudine di addormentarsi al seno durante l’allattamento: i bambini percepiscono calore, conforto e sicurezza accanto alla mamma, e l’allattamento, in particolar modo la suzione, li rilassa fino a farli addormentare sereni.

Dal sesto mese di vita compiuto si inizia con lo svezzamento, ossia con l’integrazione di cibi solidi e semi solidi, biscotti, frutta, pappe, minestrine,  all’alimentazione con solo latte materno ( Ministero della Salute ).

Questo cambiamento tende a far preoccupare i genitori e soprattutto le mamme che hanno la necessità di allontanarsi dai loro bambini, per impegni lavorativi o per l’inserimento al nido.

Le classiche domande che una mamma si porrà saranno quindi: Come si addormenterà senza di me? Senza l’allattamento come farà a rilassarsi? Cosa mangerà?

È importante ricordare che i tempi ed i modi in cui si attua lo svezzamento dipendono in gran parte da ragioni personali, familiari e culturali.

E’ utile elaborare un piano di svezzamento personalizzato da attuare sia in famiglia sia all’asilo nido. In altre parole, il piano di svezzamento solitamente adottato nel nido diventerà un vademecum per le famiglie.

Di seguito si allegano tre modelli di CALENDARIO PER LO SVEZZAMENTO

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Indicazioni da seguire secondo il Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia Romagna.

E’ molto importante saper riconoscere e rispettare i segnali di fame, sazietà e la capacità di autoregolazione del bambino, favorendo la sua autonomia nel mangiare.

È bene mantenere orari regolari seguendo una dieta equilibrata e varia: il bambino apprende buone abitudini attraverso l’imitazione dei comportamenti degli adulti di riferimento.

Svezzare il proprio bambino può essere un’occasione per migliorare le abitudini alimentari di tutta la famiglia.

È consigliabile che fin dall’inizio il bambino venga messo a tavola con gli altri bambini.

Ben presto mostrerà la sua curiosità rispetto al cibo che è in tavola tentando di afferrarlo o indicandolo con lo sguardo o con le mani; questa curiosità va soddisfatta con piccoli assaggi.

Se all’inizio il bambino rifiuta il cibo o ne assume solo piccole quantità non ci si deve scoraggiare e non si deve forzarlo: si tratta di un processo di adattamento e di apprendimento che può richiedere tempi diversi per ciascun bambino.

E’ utile riproporre più volte l’alimento rifiutato, facendo passare un po’ di tempo, senza forzature o espedienti.

In assenza di condizionamenti, così come succede durante l’allattamento, il lattante è in grado di autoregolarsi per ciò che riguarda la quantità di cibo che gli è necessaria.

INDICAZIONI DIVEZZAMENTO AL NIDO SERVIZIO SANITARIO REGIONALE EMILIA ROMAGNA GIUGNO 2017 (file da scaricare) 

Indicazioni divezzamento nido

Smettere di fumare

“Smettere di fumare è un investimento di salute cui non si può rinunciare, perché consente di ridurre il rischio di sviluppare molte condizioni patologiche. Smettere di fumare da soli è possibile, ma con il supporto del proprio medico o di specialisti della disassuefazione le probabilità di successo aumentano notevolmente. I più recenti dati ISTAT indicano che il 90% degli ex fumatori ha smesso senza bisogno di aiuto, ma provando in media 6 volte. Le evidenze dimostrano che maggiore è il supporto che si riceve, più è alta la probabilità di smettere di fumare in modo definitivo” (Ministero della salute 2018 http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=464&area=stiliVita&menu=fumo). 

La forza di volontà

La nicotina crea molta dipendenza e ci vuole molta determinazione per smettere. Per riuscire a fare a meno di fumare bisogna credere in se stessi, pensando anche ai motivi che ci inducono a smettere di fumare.  La forza di volontà è il primo strumento, indispensabile. Bisognerebbe analizzare dettagliatamente il modo in cui il fumo influisce sugli aspetti della vita importanti come la salute, l’aspetto fisico, lo stile di vita e le relazioni con le persone care. Scrivere un elenco di tutti i motivi per cui sarebbe meglio smettere di fumare può essere un primo passo.

Il counselling

Nonostante gli sforzi ci si deve preparare ad affrontare i sintomi da astinenza da nicotina. Molti studi dimostrano che il solo consiglio di smettere di fumare da parte del proprio medico e da parte di una persona cara fa sì che un certo numero di persone lo ascolti e lo segua. Più spesso però i pazienti hanno bisogno di incontri con degli esperti psicologi che possano aiutare nei momenti più difficili. 

Danni e vantaggi 

I danni provocati dal fumo sono innumerevoli ed il rischio di tumore al polmone per chi fa uso di sigarette è moltiplicato per dieci volte rispetto ai non fumatori. Importanti sono anche le ripercussioni sul sistema cardiovascolare, aumento della pressione arteriosa, arteriosclerosi, rischio altissimo di andare incontro a ictus o infarto del miocardio, anche in giovane età. I vantaggi si manifestano subito con la diminuzione del battito cardiaco e della pressione, dopo sole dodici ore il livello di monossido di carbonio nel sangue ritorna alla normalità e diminuirà il rischio di soffrire di tumore al polmone e di altre malattie cardiache.

La decisione

Se si avverte che è il momento di smettere, bisogna prendere l’impegno di cominciare e stabilire una data precisa, creando un’impostazione solida e realizzando un programma giornaliero. Si annoteranno i giorni, gli orari, il numero di sigarette, le motivazioni, le persone con cui si è parlato, e le attività alternative. L’importante è predisporre in anticipo un piano per fronteggiare la voglia irrefrenabile di sigarette, cercando delle attività extra: un po’ di esercizio fisico (il nostro fisico rilascia naturalmente endorfina, una sostanza che ci regala piacere, felicità e ci aiuta ad affrontare lo stress quotidiano, amplificato dalla mancanza di sigarette); una passeggiata, un uscita con un’amica o un po’ di yoga.

Chiedi supporto

Il gesto del fumare è legato ad alcune emozioni a noi conosciute come l’ansia, il nervosismo, la rabbia o la tristezza. E’ proprio nei momenti in cui si ha più bisogno di certezze e si sta pensando a questo cambiamento che la famiglia e gli amici possono essere un sostegno e una motivazione in più durante questo percorso per abbandonare il vizio del fumo.

Pensa alla tua vita

Bisognerebbe pensare a se stessi in maniera positiva, abbandonando i pensieri limitanti e che non permettono di dire: Ce la farò! fare attenzione alle piccole esperienze quotidiane: assumere meno caffeina e trovare un hobby che ci permetta di distrarci e ricaricarci. Andare in libreria potrebbe aiutare, ci sono molti manuali per smettere di fumare. A volte possono funzionare o quanto meno suscitare il desiderio di smettere in chi non ci pensava proprio, o ancora, aiutare persone che avevano già intrapreso questo percorso con altri metodi, di seguito alcuni titoli : Spegnila! di Donatella Barus e Roberto Boffi, Rizzoli editore; E’ Facile Smettere di Fumare Se Sai Come Farlo di Allen Carr Edizioni Ewi;  Puoi smettere di fumare se sai come farlo di Allen Carr, EWI editrice; Adesso puoi smettere di fumare! di Giuseppe Petrella Edizioni 1; 101 motivi per non fumare di Fabio Beatrice e Johann Rossi Mason, Guerini associati.

 

Regole per un buon inserimento al nido

 

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La prima cosa importante da fare è parlare e verbalizzare cioè dire al bambino cosa sta per affrontare: domani inizierà l’asilo, ci saranno tanti bimbi e tanti giochi, ti divertirai, preannunciandogli l’eventoSpiegargli con parole semplici cosa farà al nido, ponendo l’accento sulle attività più belle che lo aspettano, ma non trascorrere ore a convincerlo.

E’ consigliabile in questa fase mostrarsi contenti, felici e pieni d’entusiasmo per questa nuova esperienza, anche se dentro di noi non è proprio così. Una cosa fondamentale, che molti genitori non sanno e non fanno, è il saluto. Al momento del distacco bisogna salutare il proprio bambino: la mamma va a fare la spesa poi torna. L’importante è far capire al proprio figlio che la mamma non sparisce. Il bambino può vedere la mamma e il papà che vanno via, sapendo che poi torneranno.

Successivamente dovrete trasmettere serenità, tranquillità e fiducia: la mamma va al lavoro, poi torna a prenderti. Rassicurare il bambino dicendogli che la mamma o il papà andranno a riprenderlo dopo la pappa o dopo le ninne lo tranquillizzerà. E’ preferibile comunicare al bambino un momento preciso della sua routine quotidiana in cui andrete a riprenderlo in modo tale da rendere meno pesante l’attesa.

Dargli un oggetto che può portare da casa, come il suo giochino preferito. Rappresenta un oggetto di continuità tra casa e scuola, oppure dagli un braccialetto, una foto; lasciare che il bambino porti con sé il suo giocattolo preferito, lo aiuterà a sentirsi al sicuro; crea un piccolo rito collegato allo stare al nido.

Dare fiducia al bambino significa essere certi che è in grado di superare un momento difficile. Anche se il bambino mostra segni di sofferenza, si lagna piange e non vuole andare bisogna  offrirgli tutto il nostro sostegno senza però cedere ad ogni suo capriccio. Il bambino non deve sentirsi abbandonato. Comprendetelo e fategli capire che a volte, quando si sta per superare un momento difficile, si piange.

Avere fiducia del nido e delle educatrici è importantissimo: più voi avrete fiducia dell’ambiente circostante e delle persone che ci lavorano, più il vostro bambino si sentirà sicuro in un posto sicuro. All’uscita quando tornerete a riprenderlo entrate sorridenti e allegre, rassicurate subito vostro figlio, ditegli che tornerete sempre, che gli volete bene.

Dare spazio al papà che deve essere coinvolto nell’inserimento. In genere i papà hanno meno difficoltà a lasciare i bambini e per i bambini è più facile salutare il papà che non la mamma. Il papà ha un ruolo estremamente importante: aiutare la mamma a staccarsi dal bambino, superando insieme l’inserimento al nido. Una buona idea è quella di essere presenti entrambi durante l’inserimento per facilitare il momento del distacco con il genitore.

Comunicare spesso e con regolarità con le educatrici per imparare a fidarsi di loro. Se il bambino si accorge che la mamma ed il papà si fidano delle educatrici rimarrà più serenamente al nido. Anche le educatrici hanno un compito molto delicato poichè devono fare in modo che la famiglia e il bambino si fidino di loro. Per raggiungere questo obiettivo devono avere un atteggiamento accogliente, nei confronti del bambino ma anche dei genitori. Lo scambio di informazioni tra genitori ed educatrici deve continuare anche dopo l’inserimento.

Ricordiamo inoltre che seppure il genitore conosce il proprio bambino, ogni bimbo a suo modo è diverso da un altro, ha i suoi ritmi e necessita di un periodo di tempo e di spazio per inserirsi al nido.

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L’ambientamento al nido

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Quello dell’inserimento al nido è un momento fondamentale e delicato per la vita di un bambino. Si tratta del primo vero distacco dai genitori: un passaggio importante e necessario.

I genitori si pongono spesso  una vasta serie di domande, per esempio: come farà ad ambientarsi? come faremo a separarci? accetterà le figure delle educatrici? riuscirà ad inserirsi nel gruppo? mangerà tutto quello che la mensa prepara? riuscirà ad addormentarsi senza di noi?

L’inserimento non è un percorso che riguarda solo il bambino, ma un processo graduale di adattamento che interessa tutta la famiglia. il bambino sarà sicuramente il più coinvolto in questo passaggio di cambiamento perché dovrà affrontare un ambiente nuovo e persone nuove senza la presenza della mamma e del papà. Ma anche i genitori sono tenuti e messi alla prova nell’affrontare cambiamenti importanti: una diversa routine familiare, nuovi orari, nuove persone e l’idea di affidare il bambino alle cure di altri, senza vedere quello che succede.

Per gli esperti questo momento può definirsi il primo ingresso nel mondo sociale del bambino e comporta la prima vera separazione dalla mamma e dal papà; proprio per questo è un momento complesso per tutti e, dunque, deve essere gestito al meglio per trasformarsi in un momento sereno e di crescita.

Per alcuni studiosi a partire dal primo di età, i bambini sono già in parte pronti a separarsi dalla mamma: iniziano a muoversi autonomamente e a pronunciare le prime parole, pronti ad esplorare il mondo. Questo graduale distacco dipende comunque sempre dal genitore e dal bambino stesso, dal suo livello di sviluppo e dalle esperienze pregresse.

Nell’immaginario il distacco dalla mamma è vissuto come un momento negativo, ma al contrario è un momento positivo nella vita di un bambino e non va vissuto da parte del genitore con ansia e preoccupazione. Spesso l’eccessivo attaccamento alla mamma dovrebbe essere evitato, perché potrebbe rappresentare una limitazione nella vita del bambino. 

L’inserimento all’asilo nido del proprio figlio è comunque quasi sempre una scelta forzata da esigenze organizzative lavorative e familiari, molti genitori si sentono in colpa per dover lasciare il bambino così piccolo al di fuori dal proprio ambiente familiare.

Spesso il senso di colpa, l’ansia, la paura e l’angoscia accompagnano i genitori in questa nuova fase della vita del piccolo, soprattutto se il bambino dovesse avere qualche difficoltà di ambientamento o più semplicemente per il fatto che il bambino non dovesse dare nessun segnale di disagio dopo il distacco.

In realtà, i bambini sono molto più competenti di quanto si creda nel capire le relazioni e il cambio di situazione, per cui colgono benissimo sia gli stati d’animo dei genitori che la diversa organizzazione del loro ambiente. 

Psiche e allergie alimentari

La teoria degli alimenti è di grande importanza etica e politica. I cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello; in materia di pensieri e sentimenti. L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli un’alimentazione migliore. L’uomo è ciò che mangia”.
Il mistero del sacrificio o l’uomo è ciò che mangia, 1862.

Ludwig Feuerbach, filosofo tedesco, nel 1800 affermava che  “L’uomo è ciò che mangia”. I primi studi sui disturbi legati all’atto di ingerire cibo sono molto antiche. Ippocrate, nel 400 a. C. aveva notato gli effetti negativi dovuti all’ingestione di latte di mucca “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo“. Tuttavia, le reazioni avverse al cibo costituiscono ancora una delle aree più controverse della medicina dei nostri tempi. Oggi  con il fenomeno dell’industrializzazione e della diffusione del cibo su scala internazionale, si è giunti al fenomeno della manipolazione alimentare, e della crescita di prodotti alterati geneticamente.

Ad oggi le allergie e le intolleranze alimentari sono in notevole aumento nella popolazione mondiale. Secondo quanto pubblicato dalla World Allergy Organization, nel 2004 il 2,5% della popolazione mondiale era affetto da allergie alimentari e di questo, il 2% era composto da adulti. Sempre di più ascoltiamo persone che si chiedono: Siamo diventati tutti intolleranti agli alimenti ? Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, il 7,5-8% dei bambini e il 2% della popolazione adulta soffre di intolleranze, che si manifestano con dolori addominali, crampi, diarrea o vomito, pancia gonfia. È un disturbo che si presenta soprattutto dopo i pasti. La causa può essere rintracciata nell’ipersensibilità nei confronti di alcuni alimenti, ed è chiamata intolleranza o allergia alimentare. L’organismo, in presenza di alcun cibi, come il glutine del grano, il lattosio del latte e il lievito, reagisce scatenando prima un’infiammazione e poi un gonfiore, in alcuni casi sovrappeso e/o dimagrimento eccessivo.

Il numero crescente di persone affette da intolleranze alimentari è sicuramente dovuto ai cambiamenti avvenuti negli ultimi dieci anni nelle abitudini alimentari. Ma le intolleranze alimentari fanno parte di un più vasto gruppo di disturbi definiti come reazioni avverse al cibo. Si parla di intolleranza alimentare, piuttosto che di allergia, quando la reazione non è provocata dal sistema immunitario. Le intolleranze sono più comuni delle allergie.

Vari studi hanno dimostrato l’esistenza di una stretta connessione tra corpo e mente, in particolare tra mente e intestino, Uno stile di vita errato, conduce al manifestrasi di disfunzioni gastro-intestinali (gastriti, coliti, stress) che, a loro volta, sono preparatorie per l’emergere delle intolleranze. Ad esempio i disturbi gastrici segnalano l’abitudine a inghiottire anche le cose che non vanno, come se lo stomaco fosse costretto a una digestione della rabbia, collegando il rifiuto di un cibo da parte dell’organismo ad emozioni e disagi di natura psicologica che trovano il suo fondamento scientifico anche nella Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia. Tra mente, intestino e alimentazione esiste quindi un dialogo diretto e continuo. Anzi, gli studiosi ritengono che il sistema ga­stroenterico sia dotato di un cervello che produce sostanze psicoattive come oppiacei, antidolorifici, calmanti e ben il 95% della serotonina, ormone essenziale per la regolazione del sonno, dell’umore, della sessualità e anche dell’appetito.

Se è vero che una delle cause dell’ intolleranza alimentare può avere la sua origine nella mente allora un sostegno psicologico dopo la diagnosi può essere di supporto nell’accompagnare l’individuo, per la gestione e la regolazione delle sue emozioni, per l’elaborazione dei cambiamenti di vita e per mantenere un’autostima ed un tono dell’umore positivi. Nel caso di una diagnosi ad un minore, è molto utile una consulenza con i genitori per la comunicazione al bambino delle nuove regole/abitudini alimentari e per comprendere la sua percezione di tale evento.

Si segnalano di seguito

dei siti che posso essere utili per il reperimento di informazioni:

https://www.saperesalute.it/intolleranze-alimentari

http://www.epicentro.iss.it/problemi/intolleranze/intolleranze.asp

https://www.paginemediche.it/benessere/alimentazione-e-dieta/intolleranze-alimentari-come-riconoscerle

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=1460&area=nutrizione&menu=patologie

http://www.eurosalus.com/intolleranze-alimentari