Psicologa a Roma #psicologaroma

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In quali casi è importante richiedere l’aiuto di uno psicologo e come orientarsi tra i diversi servizi di counseling e psicoterapia che uno psicologo a Roma può offrire?

Spesso, la figura professionale dello psicologo viene associata al trattamento di un disagio profondo, vicino all’immagine di “pazzia“. Nella società in cui viviamo oggi questo tipo di disagio viene trattato soprattutto dalle strutture residenziali del Sistema Sanitario Nazionale ed in particolare dalla figura professionale del medico psichiatra.

L’obiettivo è quello di aiutare le persone che vivono un momento di difficoltà o di sofferenza a ritrovare un proprio equilibrio e un benessere personale. Nel rispetto dell’unicità di ogni individuo, i percorsi offerti si configurano come un’occasione per riscoprire le proprie risorse personali o per acquisire nuovi strumenti affinché un cambiamento sia realizzabile.

Oggi la figura professionale dello psicologo e i trattamenti nel quale lo psicologo è specializzato vengono presi in considerazione come soluzione possibile solo quando si presentano sintomi gravi legati ad ansia, attacchi di panico, depressione, fobia sociale, problemi di autostima, crisi di aggressività, crisi di coppia.

Questa immagine stereotipata dello psicologo rischia di limitarci nel richiedere un aiuto professionale quando ne avremmo realmente bisogno.

Ci vuole coraggio nel richiedere aiuto.

Il primo accoglimento avviene attraverso un ascolto rispettoso del paziente che presenta un disagio, un sintomo, un blocco o un vissuto anche non chiaramente definito, che però impedisce lo sviluppo e l’utilizzo delle proprie capacità e potenzialità. I primi colloqui hanno lo scopo di raccogliere la storia e la problematica così da comprendere e approfondire la richiesta e individuare la modalità più adatta alla situazione di disagio. Solo in seguito a questa prima fase di consultazione, e solo se reputato utile o necessario si propone l’avvio del percorso terapeutico nella modalità e frequenza più adatta alla specifica situazione.

I PRINCIPALI AMBITI DI INTERVENTO SONO COSì RIASSUNTI:
– DISTURBI D’ANSIA E DEPRESSIONE
– DISTURBI AFFETTIVI E DELL’UMORE
– DISTURBI DELLA NUTRIZIONE E ALIMENTAZIONE
– DIFFICOLTÀ RELAZIONALI E AFFETTIVE
– TECNICHE DI RILASSAMENTO
– GRAVIDANZA E MATERNITA’
– SOSTEGNO ALLA GENITORIALITA’
– DISTURBI DELL’ INFANZIA E DELL’ ADOLESCENZA
– DISAGIO LAVORATIVO
– PSICONCOLOGIA
– NUOVE DIPENDENZE

PER INFORMAZIONI E COLLOQUI CHIAMARE IL NUMERO 3472439780

Mal di pancia nervoso nei bambini (DAR)

“Mamma, mi fa male la pancia, non ce la faccio a …” 

Il mal di pancia è un tipo di dolore abbastanza frequente che può avere origine dalle cause più disparate; nella stragrande maggioranza dei casi il mal di pancia è sintomo di disturbi di poco conto, generalmente di tipo gastrointestinale, ma può anche essere spia di patologie di una certa severità.

Il mal di pancia o dolore addominale rappresenta uno dei sintomi di più frequente riscontro nei bambini ed è spesso fonte di preoccupazione perché i genitori lo associano a patologie chirurgiche. I genitori pensano che nella maggioranza dei casi la causa del mal di pancia sia una patologia organica, cioè qualcosa di fisico. Ebbene, non è così. “Il mal di pancia dei bambini soltanto nel 10% è riconducibile a cause organiche”.

L’8% e il 25% dei bambini con dolore addominale persistente, senza una spiegazione medica distinta, soffrono in realtà di ciò che è noto come “dolore addominale ricorrente“

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IL MAL DI PANCIA NERVOSO ESISTE E HA ORIGINE IN UNA REAZIONE ANSIOGENA DELLA MENTE CHE SFOGA SUL CORPO.

I sintomi del mal di pancia nervoso sono assimilabili a quelli di un comune mal di pancia, tensione e dolore addominale, istinto a schiacciare le mani sul ventre incurvando la schiena in avanti, sudorazione, possibile tachicardia leggera. Ciò che caratterizza il mal di pancia nervoso più comune e diffuso è, però, la durata.

Un mal di pancia determinato da una paura o da un emozione dura il tempo di una “fuga” dalla fonte scatenante! Basta, quindi, che il bambino si allontani dalla fonte del suo stress e\o si tranquillizzi rispetto ad essa per liberarsi completamente dal dolore fisico.

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Il mal di pancia in età pediatrica, tuttavia, può essere causato da un dolore psichico che si è trasformato in fisico. Ad esempio per via di un disagio emotivo che il bambino non sa esprimere a parole. Sotto l’aspetto psicologico possono osservarsi nei bambini con il DAR (dolore addominale ricorrente) la presenza di stati emotivi quali rabbia, gelosia, oppure ansia di separazione.

La cosa migliore da fare, forse, è cercare di capire quali potrebbero essere le cause che provocano la sensazione di angoscia nel bambino e intervenire su quelle rendendosi anche conto che i bimbi non sono e non vanno trattati da grandi e che esercitare su di loro una pressione eccessiva (a scuola, negli sport, a casa, nel rapporto con gli altri) è controproducente se non, addirittura, dannoso.

Il mal di pancia nervoso non è quindi un invenzione del bambino è un vero e proprio disturbo fisico che parte da una reazione mentale alla paura, all’ansia, allo stress o ad un’emozione forte.

IL MAL DI PANCIA NERVOSO È, PERCIÒ, UNA “RISPOSTA DI PANCIA” AD UN’ANSIA O AD UNO STRESS EMOTIVO.

La diagnosi del DAR nel bambino pone l’urgenza di un intervento clinico efficace che sia in grado di comprendere la natura del problema ed affrontarlo, naturalmente in sinergia con i genitori, con strumenti clinici adatti all’età del bambino, come un colloquio clinico con uno psicologo esperto.

PER INFORMAZIONI  E PER FISSARE UN COLLOQUIO CHIAMARE IL NUMERO 3472439780

Ansia scolastica nei bambini e negli adolescenti

 

L’ ansia scolastica racchiude la paura dell’insuccesso, del giudizio negativo, il timore di non essere capaci di superare la prova che si deve affrontare. E’ un disturbo caratterizzato dalla paura, irrazionale e non controllabile, di prendere brutti voti a scuola e di fare brutta figura davanti alla classe.

I bambini e gli adolescenti che ne soffrono presentano un livello d’ansia tale da compromettere significativamente il buon rendimento scolastico.

Con l’ingresso di un bambino alla scuola primaria, tutta la famiglia vive un grande cambiamento: dalla scuola dell’infanzia, dove si impara giocando e le valutazioni appaiono più leggere, si passa a un ambiente che esplicitamente è investito dal dovere di stimolare conoscenze, abilità, competenze e di valutare il percorso di ogni bambino.

Molti bambini e adolescenti giungono in terapia perché hanno la paura o l’ansia di andare a scuola, questo fenomeno riguarda un numero sempre maggiore di bambini e ragazzi in età scolare e raggiunge dei picchi in alcuni momenti cruciali del percorso scolastico:
– Tra i 5 e i 7 anni, all’inizio della scuola primaria.
– Tra i 10 e gli 11 anni con l’inizio della scuola secondaria di I°grado.
– Tra i 13 e i 14 anni con l’inizio della scuola secondaria di II° grado.

In Italia quasi il 60% degli adolescenti dichiara di essere stressato a causa dello studio. Le ragazze tendono a essere più colpite dei ragazzi.

L’insorgenza dell’ansia scolastica sembra spesso immotivata in quanto si tratta, nella maggior parte dei casi, di ragazzi intelligenti e studiosi con un buon rendimento scolastico. La causa è spesso la volontà di offrire ai genitori e agli insegnanti una buona immagine di sé, la non accettazione degli errori e delle brutte figure. Queste idee negative determinano ansia anticipatoria con conseguente fatica a concentrarsi nello studio e un peggioramento delle prestazioni scolastiche.

Come nell’adulto, anche nel bambino e nell’adolescente l’ansia è associata a manifestazioni somatiche, i segnali più diffusi sono: mal di testa; pianti, tremori, mente offuscata; male allo stomaco o tensione muscolare, che spesso portano i bambini a chiedere di non andare a scuola o di uscire prima; difficoltà ad addormentarsi, in questo caso a volte il lettone di mamma e papà è spesso la soluzione a cui si ricorre per trovare la serenità e potersi addormentare tranquilli; vomito e febbre; crisi di panico prima di varcare l’ingresso della classe, ma a volte si manifesta già a casa prima di partire per andare a scuola.

Solitamente l’ansia da prestazione scolastica ha una matrice familiare, cioè affonda le sue radici nell’ambiente familiare (in particolare nelle aspettative che hanno i genitori nei confronti dei figli). Ma non possiamo fermarci solo al contesto familiare. Lo stile comunicativo dell’insegnante è molto importante e molti insegnanti parlano dell’esame di maturità ai ragazzi, già all’inizio della prima superiore. Ma ne parlano in modo terroristico e minaccioso come se l’esame fosse domani e come se i ragazzi non avessero alcun interesse a superarlo.

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La paura è un’emozione che “cova” nell’animo umano, si intrufola nella mente e non possiamo fermarla se non ne prendiamo consapevolezza.

L’ansia da prestazione scolastica, dunque,  può presentarsi sia come un disturbo leggero che come un disturbo più serio e capace di dar luogo in futuro a sintomi più gravi come attacchi di panico, fobie e ossessioni. Per questo è importante che genitori e insegnanti osservino attentamente i comportamenti del bambino e lo ascoltino, in modo da intervenire tempestivamente eventualmente anche con una psicoterapia.

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La psicoterapia serve al bambino a trovare uno spazio di espressione, ascolto ed elaborazione dei vissuti emotivi ansiogeni. Contattami per un consulto e una consulenza a studio.

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Scarica i link per avere delle informazioni in più:

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ANSIA DA PRESTAZIONE PER L’ESAME DI MATURITA’ PDF

Terapia di coppia, quando? e perchè?

tp-coppia_BORDOLe difficoltà tra i partner fanno parte dell’evoluzione della vita della coppia. Ma quando queste difficoltà sono così gravi da richiedere un intervento psicoterapeutico? Ogni coppia attraversa periodi di crisi, ma solo alcune decidono di chiedere un aiuto esterno iniziando una terapia di coppia. I problemi che il terapeuta fa emergere durante la terapia sono quasi sempre gli stessi: cambiamenti di vita che sfuggono al nostro controllo, la difficoltà di liberarsi del proprio bagaglio familiare e l’incapacità di fare i conti con la parte sommersa della relazione.

Di fronte alle difficoltà di un legame che muta nel tempo ed ha bisogno di ricostituirsi è possibile affidarsi ad un esperto psicoterapeuta di coppia in grado di guidare i coniugi/conviventi alla risoluzione della propria conflittualità, attraverso la riscoperta in sé stessi delle metodologie più idonee per agire sulla realtà interna ed esterna. La terapia di coppia insegna è dare spazio all’ascolto dell’altro, invece di parlare in continuazione. Ascoltare in modo attivo significa osservare, sentire l’altro e la sua complessità in modo più profondo e più attento.

La maggior parte delle coppie chiede una consulenza perché discute molto, ma dietro vi sono conflitti irrisolti. La prima cosa da mettere in chiaro, dunque, è il vero problema per cui la relazione non funziona.

terapia-coppia-2-800x350La terapia di coppia viene condotta da un terapeuta familiare o da un’equipe terapeutica e in alcune situazioni può essere utile la partecipazione, ad alcuni incontri, delle famiglie di origine o dei figli dei coniugi/conviventi. La frequenza delle sedute della terapia solitamente è quindicinale, ma può variare a seconda dell’intensità della crisi. I tempi della terapia di coppia possono variare notevolmente rispetto al tipo di problematica e alle dinamiche: fondamentale scegliere l’approccio adeguato e un professionista di fiducia che sappia accompagnare nel viaggio del cambiamento.

SDSFSAscoltare il partner aprirsi, a volte, significa scoprire quanto sia diverso dall’immagine che ci siamo fatti di lui. Scoprire e scoprirsi, questo è un punto centrale nella terapia. La relazione di coppia non è statica e tende a cambiare nel tempo, proprio come gli individui che la compongono. Con l’approfondimento della conoscenza reciproca, la relazione fra i due partner diventa più stabile, ma le emozioni dell’inizio si fanno sempre più sfumate e si fa spazio una valutazione più oggettiva delle caratteristiche dell’altro e, talvolta, subentra una delusione delle aspettative reciproche. La terapia di coppia è per definizione una palestra di apprendimento di posizioni speculari. L’arbitro neutrale è il terapeuta, che aiuta a spostarsi dal proprio asse per ampliare l’ottica e la visuale del problema.

IMG_0214Spesso la motivazione a iniziare un percorso di terapia di coppia è inizialmente di un solo partner, quello più sensibile, quello che forse soffre di più per la situazione. Tuttavia, alla lunga, entrambi i partner dovranno impegnarsi nel percorso terapeutico se davvero vogliono cambiare in meglio la propria relazione. Al di là della tecnica e del terapeuta, che pure sono importanti, contano la volontà, la costanza e la lealtà di chi si affida. Perciò, se ci sono queste premesse in entrambi i coniugi, una terapia di coppia può dare un valido contributo alla soluzione di una crisi.

Ai fini di una buona riuscita terapeutica è fondamentale che si crei la giusta alleanza terapeutica, ovvero si instauri un buon legame terapeutico fra pazienti e professionista, basato sul rispetto reciproco, empatia, accoglienza e flessibilità.

 

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Per ulteriori informazioni chiamare: 3472439780

 

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Qualche Tecnica di Terapia

La terapia della coppia