Cosa è successo agli adolescenti in questo periodo in cui il Covid ha preso il sopravvento sulla nostra vita?

Cosa è successo agli adolescenti in questo periodo in cui il Covid ha preso il sopravvento sulla nostra vita?

images (8)

Con la chiusura delle scuole e la cancellazione di tutte le attività, gli adolescenti stanno perdendo alcuni dei più bei momenti della loro vita da ragazzi, oltre che tutti quegli attimi di quotidianità come passare del tempo con gli amici e frequentare le lezioni a scuola o fare un’attività sportiva.

Immaginiamo che i ragazzi si sarebbero confrontati con la realtà di tutti i giorni, affrontando prove uniche fondamentali per la loro crescita e irripetibili, quali esami per la scuola o per la patente di guida, avrebbero vissuto momenti piacevoli nelle gite scolastiche tra divertimento e condivisioni amicali e invece sono bloccati in un tempo che va avanti fuori di loro ma che è fermo e statico.

Il rischio che corrono, più degli altri, è quello di rifugiarsi in un uso smodato di video giochi o nell’uso ossessivo del telefono con la pericolosità di incappare in quella che è stata definita “overdose digitale“.

In questo specifico momento di solitudine aumenta l’intensità di emozioni come paura, tristezza, rabbia e soprattutto l’ansia nei bambini e negli adolescenti.

L’ansia è una funzione fisiologica che ci mette in allarme rispetto a potenziali pericoli dell’esterno, l’ansia aiuterà a prendere decisioni giuste per questo momento in cui tutto sembra nuovo e inaspettato. Se l’adolescente è preoccupato perché accusa sintomi sospetti, è importante parlarne con i genitori.

download (6)

Quando l’adolescente si trova a dover affrontare una situazione di difficoltà con l’aiuto del genitore deve cercare di distrarsi: fare i compiti, fare attività fisica, disegnare, dipingere, scrivere o ancora guardare un film, un cartone o la serie tv preferita o leggere un libro quando andiamo a dormire, ascoltare musica.

Alcuni ragazzi si dedicheranno all’arte, altri vorranno parlare con i propri amici e usare la condivisione della tristezza come mezzo per sentirsi uniti in un momento in cui non possono stare insieme fisicamente. Ai figli adolescenti si può proporre di fare qualcosa di diverso dal solito insieme ai genitori come cucinare, fare giardinaggio, suonare uno strumento musicale, da mantenere anche in futuro.

Inoltre questo tempo meno strutturato e più libero può rappresentare una sorta di allenamento all’autonomia dell’adolescente nella definizione delle proprie giornate. Il vuoto non implica necessariamente angoscia, ma può rappresentare anche lo spazio per dare vita alla propria creatività troppo spesso soffocata dall’eccesso di stimoli a disposizione.

La solitudine, la noia, la frustrazione, l’insicurezza, la tristezza, la rabbia sembrano prendere il sopravvento, scaraventando gli adolescenti  in un turbinio di emozioni talvolta violente e disorganizzate. Questo, se mal gestito, potrebbe portare a un  malessere interiore fino alla messa in atto di comportamenti dannosi, per se stessi e per gli altri. Quando il ragazzo è travolto da un flusso veloce di pensieri può provare a costruire un muro immaginario tra se stesso e la situazione, chiudendosi a riccio oppure scattando in forti crisi rabbiose.

Dopo aver tirato su il muro, che segna un confine con la situazione di emergenza non controllabile, si sposta l’attenzione su altro, ad esempio sul ritornello di una canzone che si ama, sulla scena di un film o sul proprio partner per cercare di proteggersi ma anche di allontanarsi.

Se i social media da una parte sono un ottimo modo per rimanere in contatto non bisogna però farne un uso illimitato.  E’ il momento in cui i ragazzi sono a metà strada tra l’infanzia da abbandonare e l’età adulta in cui entrare.

Per favorire un uso appropriato e giusto della tecnologia e dei social media ed impedire ai ragazzi di usarlo come mezzo di isolamento, il genitore può valorizzare la competenza del figlio adolescente nell’uso delle nuove tecnologie per informarsi insieme a lui delle iniziative che via via stanno prendendo piede sul web (musei, spettacoli, film, iniziative musicali, concerti)

È fondamentale quindi stabilire dei limiti nell’utilizzo dei dispositivi multimediali riconoscendone però il loro valore, per esempio nel permettere all’adolescente di restare in contatto con i suoi amici o con il partner e nel proseguire l’attività scolastica

Ricordiamoci che sono i genitori le risorse più vicine e migliori per gli adolescenti perchè è a loro che i bambini e i ragazzi si possono rivolgere, sono loro il modello giusto da adottare ricopiando i comportamenti salutari. Da una buona salute fisica e mentale, da una quotidianità con confini sicuri e garantiti, passa anche un adeguato benessere psichico e fisico del ragazzo. Cominciamo dai genitori per fare in modo che attraverso un modello positivo l’adolescente possa sentirsi compreso e al sicuro.

Questa situazione ha catapultato gli adolescenti di oggi in una dimensione di preparazione al mondo adulti nel percorso di crescita prima del tempo.

La paura del CONTAGIO ! #coronavirus #covid19 #andràtuttobene #distantimavicini

Il Covid-19 è il virus che sta terrorizzando il mondo e avrà un influenza enorme sulla nostra vita a 360 gradi. Il numero dei morti cresce ora dopo ora, giorno dopo giorno ed emerge la paura del contagio.

 L’emergenza che stiamo vivendo ha cambiato e sta modificando in maniera totale, forse per sempre, le nostre abitudini, sgretolando certezze e facendoci vedere il lato debole di ognuno di noi. La paura dell’epidemia viene da molto lontano, ne parlava nel Decameron Boccaccio, il quale la identifica come una  malattia distruttrice del vivere comune come di una piaga che dà forma a un “nemico invisibile” ma presente ovunque.

Il Coronavirus mette il dubbio l’idea che abbiamo del mondo che ci circonda e mette in discussione soprattutto la relazione delle persone le une con le altre, ma più di ogni altra cosa ci fa dubitare di noi stessi, e della società nella quale viviamo, sgretolando le certezze alla base dell’immaginario individuale e collettivo.

La paura del contagio ci fa vivere temendo il prossimo e la relazione con lui. La paura non è solo quella di contrarre il virus ma soprattutto la paura di essere infettati dall’altro e  la paura di contagiare una persona cara. Per gestire tale esperienza ci vuole fiducia e oggettività.

La condizione che siamo costretti a vivere è per noi un’occasione per riappropriarci di ritmi di vita più sani ed equilibrati, per fermarci, osservare noi stessi, gli altri e la bellezza che ci circonda riscoprendo il piacere delle piccole cose che diamo per scontate: una passeggiata all’aperto mano nella mano con una persona cara.

Gli adolescenti, in questo momento chiusi nel loro mondo virtuale potrebbero non percepire la pericolosità del covi-19 e della diffusione del virus e vivere le limitazioni come un imposizione frustrante e fastidiosa.

Ciò potrebbe portare ad un inasprimento delle relazioni con i genitori che, invece, tentano di preservarne la salute,cercando di tenere loro stessi e i propri figli in casa. Le condotte a rischio, come si vede dai telegiornali, sono tipicamente adolescenziali e sono dovute ad un’incapacità fisiologica a percepire l’effettiva pericolosità di un comportamento e di rispondere a questa paura con l’indifferenza e l’immaturità che contraddistingue l’essere umano.

I bambini sono invece spaventati da questa novità, una rottura della loro routine ed uno sconvolgimento del loro assetto familiare. Se si vuole si deve comunicare la verità  ai propri figli, raccontargli ciò che sta accadendo attraverso metafore e storie che rendano questa situazione comprensibile, ma che non li spaventino. Il Coronavirus potrebbe essere un mostro che si appiccica alle persone come una colla viscida e che fa venire tanti raffreddori e che solo con le precauzioni (mascherina, guanti e distanza) riusciremo a sconfiggere. dobbiamo essere un po’ dei supereroi che inventano storie e pozioni magiche per sconfiggere il mostriciattolo verde.

images (6)

 

 

HIKIKOMORI: Isolamento e autoreclusione

Hikikomori significa stare in disparte ed è un termine coniato in Giappone, dove si sono individuati i primi ragazzi che si auto recludevano per sfuggire al confronto con il mondo.

Si può definire Hikikomori un fenomeno nato e sviluppatosi prevalentemente in Giappone, ma presente anche in Corea e Taiwan. Il termine fu creato dallo psichiatra giapponese Saito Tamaki, dalle parole giapponesi “hiku (tirare)” e “komoru (ritirarsi)”, letteralmente “ stare in disparte, isolarsi ”. Quando all’inizio degli anni Ottanta segnalò un numero sempre maggiore di giovani, i quali apparentemente per una forma di apatia scolastica, interrompevano le relazioni sociali e si ritiravano nella propria stanza rimanendovi rinchiusi anche per lunghi periodi (auto reclusione).

download (1)

Il fenomeno colpisce tanti adolescenti anche in Italia. Non è depressione, non è dipendenza dai videogames, non è solo un disturbo d’ansia. Dai dati del Giappone che conta oltre 500.000 persone, tra semi-isolati e completamente isolati. Passando per Spagna, Corea, Cina, India, Francia e Stati Uniti, arriviamo all’Italia dove, grazie al Dottor Crepaldi, autore del libro “Hikikomori, i giovani che non escono di casa” specializzato in psicologia sociale e comunicazione digitale, che nel 2017 ha fondato l’Associazione Nazionale Hikikomori Italiadi cui è presidente, sappiamo che la stima per difetto dovrebbe essere intorno ai 100 mila giovani, quasi sempre di sesso maschile (88%) che rimangono chiusi totalmente in casa dai 3 ai 10 anni (42%).

Sono moltissimi, eppure c’è ancora una scarsa attenzione sociale.  È l’essenza stessa del malessere, l’isolamento in casa, a nasconderlo all’attenzione della società e dei media. E poi, vige il luogo comune che riduce l’auto isolamento di questi ragazzi alla semplice dipendenza da internet. L’abuso di internet è solo la compensazione di un malessere che sta altrove. Non li vediamo perché la loro vita si svolge interamente in una stanza: la loro camera da letto. Si rifiutano di uscire, di vedere gente e di avere rapporti sociali. In quella stanza leggono, disegnano, dormono, giocano con i videogiochi e navigano su Internet. Ma soprattutto proteggono loro stessi dal giudizio del mondo esterno. Chi attribuisce la colpa del disagio alle nuove tecnologie sbaglia di grosso. Le cause sono molteplici e il fenomeno è sorto prima dell’avvento del computer. Di noto c’è che l’isolamento può durare alcuni mesi o anni.

images (2)

Si tratta di un disturbo multifattoriale in cui tutte le componenti devono essere considerate, per comprendere il fenomeno. Una singola dimensione non basta per spiegare l’insorgenza del disturbo. Queste componenti possono essere familiari, psicologiche o sociali. Tutto questo porta a una crescente difficoltà e demotivazione del ragazzo nel confrontarsi con la vita sociale, fino a un vero e proprio rifiuto della stessa. Si tratta di ragazzi con una difficoltà nella gestione e nel controllo delle emozioni: gli hikikomori provano un profondo stato d’ansia generalizzata all’idea di abbandonare la residenza e di avere contatti con altre persone. In molti casi questa loro difficoltà nel relazionarsi e nella gestione dell’ansia era presente anche prima del manifestarsi del fenomeno. Gli hikikomori hanno una concezione molto negativa della società e, in particolare, soffrono molto le pressioni di realizzazione sociale, dalle quali cercano di fuggire.

Lo psichiatra Satoru Saito (2001) ritiene che il fattore narcisistico sia determinante nell’evoluzione di hikikomori. Egli sostiene che l’innaturale rapporto madre-figlio, che ha un notevole peso nello stato di hikikomori, sia legato anche al problema della presenza-assenza del padre. L’assenza del padre assorbito dal lavoro, che è una prerogativa della famiglia giapponese, simboleggia l’importanza del ruolo che riveste all’interno della società e il sacrificio per la famiglia. L’assenza della figura paterna non fa che rafforzare parallelamente l’attaccamento e la relazione madre-figlio, contribuendo allo sviluppo di un esagerato narcisismo del figlio. Padri deboli o assenti; madri forti e al contempo iperprotettive e ansiose, che spesso hanno difesi i figli da frustrazioni e difficoltà. Le madri proprio per questo giocano un ruolo chiave anche nella guarigione.

Questi ragazzi hanno la profonda paura di non riuscire a soddisfare le aspettative che chiunque, a partire dai genitori, riversa su di loro, e provano un sentimento di vergogna e di inadeguatezza di fronte alla consapevolezza di un loro possibile fallimento. Il rifiuto della scuola è uno dei primi campanelli d’allarme dell’hikikomori. L’ambiente scolastico viene vissuto dal soggetto in modo particolarmente negativo. L’isolamento sociale autoindotto in modo prolungato può essere accompagnato dalla presenza di ulteriori sintomi: antropofobia (paura della gente e dei contatti sociali), automisofobia (paura di essere sporchi), agorafobia (paura di ambienti non famigliari e di spazi aperti), manie di persecuzione, disturbi ossessivo-compulsivi, comportamenti regressivi, evitamento sociale, apatia, letargia, umore depresso, pensieri di morte e tentato suicidio, inversione del ritmo circadiano di sonno-veglia, internet addiction disorder, comportamenti violenti contro la famiglia, in particolare verso la madre.

images

GUARDA IL VIDEO

CONSULTA IL SITO

imageshttps://www.hikikomoriitalia.it/

SCARICA PDF SULL’ARGOMENTO

Il fenomeno dell’hikikomori: cultural bound o quadro psicopatologico emergente?

COSA SIGNIFICA HIKIKOMORI?

Hikikomori. La solitudine degli adolescenti giapponesi

Ansia e fobia scolastica

Little Miao go to school

La Fobia Scolastica è un disturbo spesso presente in alcuni bambini o adolescenti in cui il disturbo di ansia e di paura ad andare a o restare a scuola diviene talmente evidente da compromettere in modo significativo la vita scolastica e la regolare frequenza dell’alunno.

Questa paura spesso immotivata della scuola si caratterizza per una forte ansia, a volte unita a degli attacchi di panico legati alla presenza dell’ambiente scolastico. Il rifiuto della scuola è la prima manifestazione che l’adolescente evidenzia e che compromette spesso la sua carriera scolastica. L’ansia eccessiva diviene invalidante per alcuni ragazzi e compromette lo svilupparsi di relazioni amicali sane e mette a rischio isolamento l’adolescente, alterando il suo normale ciclo vitale.
Le conseguenze spesso evidenti nei ragazzi possono riguardare lo sviluppo emotivo, sociale, scolastico e relazionale.

L’ ansia scolastica nasce talvolta dal normale desiderio di essere amati e stimati e dalla paura di essere rifiutati. Essa nasconde la paura dell’insuccesso scolastico, del giudizio negativo dei genitori e degli insegnanti e il timore di non essere capaci di superare la prova che si deve affrontare, come ad esempio l’esame di terza media o l’esame di maturità.

L’ansia da prestazione scolastica si manifesta, a livello psicologico-comportamentale attraverso una serie di sintomi: pianti inconsolabili, tremori e tachicardia, mente offuscata e smarrimento, crisi di panico all’ingresso della classe o prima di partire da casa per andare a scuola; spesso questi disturbi si trasformano in manifestazioni psicosomatiche quali: frequenti mal di testa, mal di pancia vomito e febbre,  Molti genitori insieme ai loro bambini e adolescenti giungono in terapia in età scolare raggiungendo dei picchi in alcuni momenti cruciali del percorso scolastico: tra i 5 e i 7 anni all’inizio della scuola primaria, tra i 10 e gli 11 anni con l’inizio della scuola secondaria di primo grado, tra i 13 e i 14 anni con l’inizio della scuola secondaria di secondo grado.

Spesso le cause dell’ansia scolastica possono essere riconducibili ad altre variabili come: l’ansia da separazione dai genitori nei più piccoli, la paura di episodi di bullismo in classe o a scuola nei più grandi, il timore dell’insegnante soprattutto durante la scuola di secondo grado e le superiori, il timore di avere brutti voti e il conseguente timore di non essere all’altezza delle aspettative genitoriali. Il bambino o il ragazzo manifesta ai genitori una sensazione angosciosa come se qualcosa di terribile stia per accadere, sia essa una disgrazia o una malattia, che possa colpire lui o le persone a lui più care, spesso sono i genitori. Il bambino ha difficoltà a descrivere ciò che realmente pensa o prova e per questo avverte sempre più angoscia. 

Un intervento efficace e tempestivo è di fondamentale importanza per prevenire o curare l’ansia e gli attacchi di panico a scuola, risulta infatti  palese come problematiche del genere  possono compromettere seriamente la qualità della vita in una delle fasi più delicate del ciclo di vita qual è l’adolescenza.  La cura migliore è, come sempre, la prevenzione intesa come ricerca di segni o sintomi presenti nell’adolescente che possono degenerare in veri e propri quadri clinici,: in questa  ottica, risulta di fondamentale importanza la collaborazione  tra scuola e famiglia.