Ansia scolastica nei bambini e negli adolescenti

 

L’ ansia scolastica racchiude la paura dell’insuccesso, del giudizio negativo, il timore di non essere capaci di superare la prova che si deve affrontare. E’ un disturbo caratterizzato dalla paura, irrazionale e non controllabile, di prendere brutti voti a scuola e di fare brutta figura davanti alla classe.

I bambini e gli adolescenti che ne soffrono presentano un livello d’ansia tale da compromettere significativamente il buon rendimento scolastico.

Con l’ingresso di un bambino alla scuola primaria, tutta la famiglia vive un grande cambiamento: dalla scuola dell’infanzia, dove si impara giocando e le valutazioni appaiono più leggere, si passa a un ambiente che esplicitamente è investito dal dovere di stimolare conoscenze, abilità, competenze e di valutare il percorso di ogni bambino.

Molti bambini e adolescenti giungono in terapia perché hanno la paura o l’ansia di andare a scuola, questo fenomeno riguarda un numero sempre maggiore di bambini e ragazzi in età scolare e raggiunge dei picchi in alcuni momenti cruciali del percorso scolastico:
– Tra i 5 e i 7 anni, all’inizio della scuola primaria.
– Tra i 10 e gli 11 anni con l’inizio della scuola secondaria di I°grado.
– Tra i 13 e i 14 anni con l’inizio della scuola secondaria di II° grado.

In Italia quasi il 60% degli adolescenti dichiara di essere stressato a causa dello studio. Le ragazze tendono a essere più colpite dei ragazzi.

L’insorgenza dell’ansia scolastica sembra spesso immotivata in quanto si tratta, nella maggior parte dei casi, di ragazzi intelligenti e studiosi con un buon rendimento scolastico. La causa è spesso la volontà di offrire ai genitori e agli insegnanti una buona immagine di sé, la non accettazione degli errori e delle brutte figure. Queste idee negative determinano ansia anticipatoria con conseguente fatica a concentrarsi nello studio e un peggioramento delle prestazioni scolastiche.

Come nell’adulto, anche nel bambino e nell’adolescente l’ansia è associata a manifestazioni somatiche, i segnali più diffusi sono: mal di testa; pianti, tremori, mente offuscata; male allo stomaco o tensione muscolare, che spesso portano i bambini a chiedere di non andare a scuola o di uscire prima; difficoltà ad addormentarsi, in questo caso a volte il lettone di mamma e papà è spesso la soluzione a cui si ricorre per trovare la serenità e potersi addormentare tranquilli; vomito e febbre; crisi di panico prima di varcare l’ingresso della classe, ma a volte si manifesta già a casa prima di partire per andare a scuola.

Solitamente l’ansia da prestazione scolastica ha una matrice familiare, cioè affonda le sue radici nell’ambiente familiare (in particolare nelle aspettative che hanno i genitori nei confronti dei figli). Ma non possiamo fermarci solo al contesto familiare. Lo stile comunicativo dell’insegnante è molto importante e molti insegnanti parlano dell’esame di maturità ai ragazzi, già all’inizio della prima superiore. Ma ne parlano in modo terroristico e minaccioso come se l’esame fosse domani e come se i ragazzi non avessero alcun interesse a superarlo.

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La paura è un’emozione che “cova” nell’animo umano, si intrufola nella mente e non possiamo fermarla se non ne prendiamo consapevolezza.

L’ansia da prestazione scolastica, dunque,  può presentarsi sia come un disturbo leggero che come un disturbo più serio e capace di dar luogo in futuro a sintomi più gravi come attacchi di panico, fobie e ossessioni. Per questo è importante che genitori e insegnanti osservino attentamente i comportamenti del bambino e lo ascoltino, in modo da intervenire tempestivamente eventualmente anche con una psicoterapia.

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La psicoterapia serve al bambino a trovare uno spazio di espressione, ascolto ed elaborazione dei vissuti emotivi ansiogeni. Contattami per un consulto e una consulenza a studio.

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Le aspettative genitoriali sullo sviluppo dei figli

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Se non puoi essere un pino in cima alla collina,
sii una macchia nella valle, ma sii
la migliore, piccola macchia accanto al ruscello;
sii un cespuglio, se non puoi essere un albero.

Se non puoi essere un cespuglio, sii un filo d’erba,
e rendi più lieta la strada;
se non puoi essere un luccio, allora sii solo un pesce persico-
ma il persico più vivace del lago!

Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche un equipaggio,
c’è qualcosa per tutti noi qui,
ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli,
e quello che devi svolgere tu è li, vicino a te.

Se non puoi essere un’autostrada, sii solo un sentiero,
se non puoi essere il sole, sii una stella;
Non è grazie alle dimensioni che vincerai o perderai:
sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere.

Douglas Malloch (1877-1938)

Il primordiale rapporto tra un genitore ed un figlio è colmo di aspettative genitoriali sia positive che negative, sia reali che immaginarie. Nel genitore le aspettative nascono dalla loro storia e dalle proprie esperienze. Spesso però i genitori desiderano per il figlio tutto ciò che loro non hanno potuto avere, desiderare, realizzare.

L’idea che il proprio figlio possa superare una prova e ricucire una ferita genitoriale mai chiusa è molto diffusa. I bambini ed in seguito i ragazzi già dal concepimento fino alla crescita divengono a volte il prolungamento dei desideri e delle aspettative genitoriali, una proiezione dei genitori che i figli devono a tutti i costi ereditare e poi concretizzare.

I ragazzi nella loro vita odierna come nello sport, a scuola, all’università e successivamente nel lavoro si sperimentano, competono con altri individui e realizzano se stessi, ma non sempre rispondono alle richieste genitoriali o comunque nel tentativo di rispondere a tali esigenze spesso vivono un fallimento e ciò può generare angoscia e tristezza.

Il fallimento sentito dal bambino o dal ragazzo genera talvolta una mancanza di fiducia in se stessi e una mancanza di autostima per il fatto di non aver aderito all’immagine del figlio ideale e perfetto che i genitori volevano o si aspettavano.

Quasi ogni giorno i bambini devono sperimentarsi nella realtà circostante e viene richiesta loro una prestazione eccellente in un clima spesso competitivo come la scuola. Quando i genitori riescono ad avere aspettative fisiologiche colme di speranza cercando di cogliere i bisogni del figlio e le sue idee diverse, riusciranno ad avere un riscontro positivo nello studio.

Se le aspettative genitoriali al contrario cresceranno e diventeranno elevate e spesso irrealistiche, potrebbe verificarsi una situazione in cui il benessere psichico del figlio potrebbe avere delle incrinature.

Talvolta un’aspettativa troppo elevata non permette al genitore di conoscere il proprio figlio per quello che è, accettandolo con le sue differenze ed impedisce di sperimentare nuove soluzioni familiari per risolvere le problematiche quotidiane.

E’ importante che il genitore offra al figlio opportunità diverse dalle proprie e lo stimoli senza avere ambizioni personali, considerando i propri figli un dono perfettibile e meraviglioso.