Lettura al Nido parte terza della dr.ssa Chiara Patruno Psicologa Libro: QUANDO AVEVO PAURA DEL BUIO Mireille d’Allancé Babalibri

Quando avevo paura del buio, Mireille d’Allancé, Babalibri

La mamma ha lasciato la porta della camera aperta e la luce accesa nel corridoio, ma Roberto sa che i mostri arriveranno lo stesso. Si guarda intorno e lentamente vede l’armadio muoversi, ha grandi zampe e lunghi artigli. Dietro la tenda strisciano silenziosi lunghi serpenti. Il suo amico Orsetto è solo sulla cassapanca, sta dormendo ignaro. Roberto decide che deve andare a salvarlo e coraggiosamente si spinge fino a lui. Insieme tornano dentro al letto ed è in quel momento che Orsetto rivela a Roberto un segreto… Un libro prezioso per esplorare le paure dei bambini e aiutarli a trovare la strada per superarle in maniera autonoma e costruttiva.

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Durante la crescita, tutti i bambini sviluppano delle paure. Al pari delle altre emozioni, anche la paura è utilissima. Essa è un campanello d’allarme molto importante, per proteggerci di fronte a eventuali situazioni di pericolo.

La paura del buio è uno dei timori tipici dell’infanzia: nei primi anni di vita viene infatti considerata normale e addirittura fisiologica, per il bambino la paura del buio è un timore che tutto il mondo circostante sia inghiottito dalle tenebre, comportando che si dubiti che il mondo sia lo stesso al ritorno del giorno o al risveglio. 

Momento maggiormente critico, ovviamente, è la notte, in cui il bambino vive il distacco dalle figure genitoriali e, a causa del sonno, percepisce la perdita di controllo, sentendosi in pericolo.

A 3/5 anni arriva la paura del temporale, del buio, dei mostri, delle streghe, elementi che affascinano ed al tempo stesso spaventano, quando i bimbi sono abbastanza grandi da avere un’immaginazione fervida ma ancora troppo piccoli per saper distinguere tra realtà e fantasia.

Il timore della separazione è qualcosa che viene sperimentato normalmente e superato in modo differente in base alla relazione con il genitore.
Fornire al bambino elementi rassicuranti può favorire il distacco e quindi anche la creazione di un buon feeling con l’oscurità.

Il dovere dei genitori è di impegnarsi in questa situazione e aiutarli a canalizzare la paura e superarla. Facciamo esprimere i bambini, chiediamo loro di raccontarci le emozioni e le fantasie che li inquietano, con dolcezza e senza forzarli. Aiutarlo a capire cos’è la paura: insieme al bambino possiamo cercare di dare un nome alla sensazione che prova, facendogli capire che è qualcosa del tutto normale.

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E’ preferibile abituare fin dall’inizio il bambino ad addormentarsi nel proprio letto e riservare l’accesso al lettone solo in casi eccezionali, come ad esempio se il bambino è spaventato da un temporale o se ha la febbre alta. Farlo sentire sicuro: è importante per lui sapere che la mamma e il papà sono al suo fianco per aiutarlo.

Può inoltre essere fondamentale la presenza di un oggetto morbido, come un peluche, una copertina che il bambino intorno all’età di un anno sceglie, soprattutto in assenza della madre.  Mostriamo vicinanza e affetto nel momento in cui si manifestano le paure nei bambini. Una presenza calma e affettuosa ha un immediato effetto tranquillizzante.

Ascoltare una favola narrata dai genitori, specialmente della voce della mamma è efficace per vincere la paura del buio. Le fiabe, le filastrocche, le favole, i disegni, affidati alla sensibilità, creatività, all’intelligenza emotiva del genitore o dell’insegnante possono rappresentare degli ottimi strumenti per aiutare il bambino a proiettare, rappresentare, elaborare tutte le sue paure, determinando delle vere e proprie iniezioni di fiducia.

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Quando la paura del buio nei bambini sembra non risolversi con il passare del tempo, quindi, occorre attivarsi. E’ auspicabile, infatti, rivolgersi ad un professionista per capire come gestire al meglio la situazione.

Il sonno: un bisogno fisiologico per il bambino

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Il sonno è un bisogno fisiologico essenziale e una delle attività più importanti della giornata al nido.Un buon riposo al nido è un indicatore positivo dell’efficacia del nostro agire educativo e del rapporto di fiducia che stiamo costruendo con il bambino e la sua famiglia.

Il sonno è un fenomeno influenzato da diverse variabili e necessita di attenzione e pianificazione da parte delle figure educative. Solitamente al nido il tempo dedicato al riposino pomeridiano è al massimo di un paio d’ore e viene svolto subito dopo la routine del pranzo e del gioco. 

La maggior parte dei bambini all’interno del Nido fa un riposo al giorno.  La stanza adibita alle ninne è molto importante e permette che i bambini abbiano sempre lo stesso lettino nello stesso posto dove lo avevano lasciato il giorno prima. All’interno della “stanza ninne” è necessario creare un’atmosfera rilassata per favorire il rilassamento corporeo.

Spesso alcuni bambini hanno l’esigenza di addormentarsi con un oggetto in particolare (ciuccio, orsacchiotto, cuscino, lenzuolo, macchinina), questo permette al bambino di mantenere un contatto con la sua famiglia e il suo ambiente casalingo.

Se i bambini si svegliano prima di aver soddisfatto a pieno il loro bisogno di sonno, è importante farli sdraiare di nuovo e dire loro di continuare a dormire, perché spesso hanno fatto un brutto sogno, ma senza stimolarli troppo e senza obbligarli se il loro sonno è terminato.

La routine delle ninne permette il recupero delle energie consumate durante la prima parte della giornata e la possibilità di affrontare con allegria e vigore le attività pomeridiane. Il sonno permette una crescita cognitiva equilibrata. La fase del risveglio, è un momento molto delicato perché i bambini devono essere svegliati con dolcezza e tranquillità. 

Molti genitori hanno l’abitudine di far dormire il bambino nel proprio letto, ciò può essere un comportamento positivo nei primi mesi di vita, soprattutto durante l’allattamento,  ma non indispensabile se, in questo stesso periodo, il bambino dorme nella sua culla, vicino al letto materno. La vicinanza dei genitori al bambino e viceversa tranquillizza entrambi, e il bambino comincia a capire di avere un proprio “posto” per dormire.

Consigli utili per i genitori

Durante la fase del sonno è utile cercare di creare un rituale della nanna sempre uguale (pigiamino, libro, gioco, luce) permettendo così al bambino di avere dei comportamenti prima e dopo il sonno sempre uguali e sicuri. E’ utile far dormire il bambino vicino ai genitori almeno fino al primo anno di età soprattutto se la mamma allatta. I bambini hanno frequentemente dei risvegli notturni che devono essere considerati un fatto assolutamente normale e fisiologico, che può durare fino ai cinque anni. L’istinto naturale del bambino durante la fase delle ninne è quello di cercare la vicinanza della madre, anche di notte e spesso se non la trova il bambino piange in maniera del tutto naturale. Se il piccolo piange, il ciuccio può essere un rimedio ma solo successivamente a comportamenti di consolazione e di coccole. 

Letture consigliate: 

Eduard Estivill, Sylvia de Bèjar, Fate la nanna. Il semplice metodo che vi insegna a risolvere per sempre l’insonnia del vostro bambino, Mandragora junior, 1999.


Enzo Catarsi, Il sonno nel nido d’infanzia, Azzano San Paolo, Junior, 2008.


Grazia Honegger Fresco, Facciamo la nanna. Quel che conviene sapere sui metodi per far dormire il vostro bambino, Il leone Verde, 2006.

Link alla rivista Linhas maggio/Agosto 2018

RIVISTA LINHAS 2018

Link ad un estratto del libro Fai la nanna senza Lacrime 

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