DIPENDENZA DA VIDEO GIOCHI

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La dipendenza da videogame è entrata ufficialmente a far parte delle classificazioni diagnostiche più importanti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inserito il “gaming disorder“, ossia l’uso compulsivo dei videogiochi nell’ultima revisione della International Classification of Diseases (ICD-11). Secondo quanto indicato dall’OMS, un individuo affetto da tale patologia risulta talmente assuefatto dai videogiochi (sia online che offline) da compromettere significativamente la sua vita sotto ogni aspetto sia esso sociale, lavorativo o affettivo.

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Dispositivi elettronici, videogiochi e smartphone fanno oggi parte della vita quotidiana di adulti e bambini . Tuttavia troppa tecnologia non fa bene, soprattutto per i più piccoli che non sono capaci di regolarsi autonomamente e rischiano di passare troppo tempo di fronte agli schermi.  Il primo problema è che oggi i bambini iniziano a tenere in mano un dispositivo digitale troppo presto, prima ancora che sappiano parlare. I genitori pensano che sia un modo divertente per intrattenerli. Invece i piccoli a quest’età hanno bisogno di osservare il più possibile il mondo reale e di interagire con le persone che si prendono cura di loro.

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I bambini oggi già prima dei 10 anni hanno un cellulare con accesso alla connessione web e con i videogiochi, grazie alla disponibilità sul mercato anche di telefoni “per bambini”, studiati per i più piccoli e acquistati dai grandi, anch’essi sempre più spesso dipendenti. I giovani  del XX secolo vivono circondati dalla tecnologia. Questa è una realtà indiscutibile. Tuttavia, questo non vuol dire che i genitori non possono controllarne l’accesso ai vari dispositivi elettronici. Dovrebbero preoccuparsi di quali contenuti consultano e di quante ore trascorrono davanti allo schermo.

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Il disagio si manifesta quando si verifica un abuso dei giochi elettronici, quando un loro utilizzo continuativo e sistematico prende il sopravvento, occupa gran parte della giornata dei ragazzi e finisce col sostituirsi ad ogni attività quotidiana. La fase più acuta si riscontra negli adolescenti maschi a partire dai 12 anni, fino ai 15-16. La sovraesposizione alle informazioni e agli stimoli visivi dei giochi, soprattutto di quelli violenti, fatti senza filtro né protezione né assistenza da parte dei genitori, può comportare, dunque, conseguenze concrete anche a lungo termine.

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I videogiochi online sono più preoccupanti di quelli offline poiché possono coinvolgere più persone contemporaneamente. Rilevante è il fenomeno dei cosiddetti MMORPG (Massive(ly) Multiplayer Online Role-Playing Game). Si tratta di giochi di ruolo per computer che vengono svolti in internet contemporaneamente da più persone reali, perciò si chiamano giochi “online”.
A questa categoria di giochi appartiene il celeberrimo Fortnite, un videogioco del 2017 sviluppato da Epic Games il cui obiettivo è sopravvivere.

 

In tali situazioni, bambini e ragazzi tendono a isolarsi dalle relazioni, a chiudersi in se stessi e in quel mondo virtuale che può diventare, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità, una modalità per evadere dalla quotidianità, sperimentare sensazioni nuove ed evitare il senso di incapacità o inutilità spesso vissuto in altri contesti e in altre relazioni quotidiane. Trascorrere più di un’ora di fila di fronte allo schermo può portare alla paura di rimanere sconnessi dalla rete, una patologia che provoca sensazioni simili agli attacchi di panico, ad una eccessiva aggressività nel bambino, a frequenti disturbi del sonno, soprattutto se la sovraesposizione è serale e forme anche lievi di alienazione sociale e disinteresse per gli impegni, per le relazioni sociali ed amicali.

L’apprensione maggiore dei genitori è legata alla quantità di tempo che il figlio deve o può trascorrere al giorno con strumenti digitali connessi alla rete. È indubbio che un utilizzo eccessivo possa influire sia a livello psichico che comportamentale, ma ciò che è più importante monitorare e analizzare sono i contenuti che i ragazzi visualizzano o con i quali interagiscono a livello interattivo. I ragazzi possono diventare apatici, irrequieti e irritabili, modificare le proprie abitudini (alimentari, di igiene personale), non dormire ed essere sempre stanchi, giocare di nascosto, litigare spesso con i genitori e avere esplosioni di rabbia quando non si vuole smettere la partita, trascurare la scuola, lo sport e le relazioni, presentare sintomi fisici (mal di testa, mal di schiena, disturbi della vista). Dal punto di vista psicologico c’è un’enorme rabbia che denota condizioni affettive deficitarie basate su moderne forme di assenza genitoriale.

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SINDROME DA WEB

Smettere di fumare

“Smettere di fumare è un investimento di salute cui non si può rinunciare, perché consente di ridurre il rischio di sviluppare molte condizioni patologiche. Smettere di fumare da soli è possibile, ma con il supporto del proprio medico o di specialisti della disassuefazione le probabilità di successo aumentano notevolmente. I più recenti dati ISTAT indicano che il 90% degli ex fumatori ha smesso senza bisogno di aiuto, ma provando in media 6 volte. Le evidenze dimostrano che maggiore è il supporto che si riceve, più è alta la probabilità di smettere di fumare in modo definitivo” (Ministero della salute 2018 http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=464&area=stiliVita&menu=fumo). 

La forza di volontà

La nicotina crea molta dipendenza e ci vuole molta determinazione per smettere. Per riuscire a fare a meno di fumare bisogna credere in se stessi, pensando anche ai motivi che ci inducono a smettere di fumare.  La forza di volontà è il primo strumento, indispensabile. Bisognerebbe analizzare dettagliatamente il modo in cui il fumo influisce sugli aspetti della vita importanti come la salute, l’aspetto fisico, lo stile di vita e le relazioni con le persone care. Scrivere un elenco di tutti i motivi per cui sarebbe meglio smettere di fumare può essere un primo passo.

Il counselling

Nonostante gli sforzi ci si deve preparare ad affrontare i sintomi da astinenza da nicotina. Molti studi dimostrano che il solo consiglio di smettere di fumare da parte del proprio medico e da parte di una persona cara fa sì che un certo numero di persone lo ascolti e lo segua. Più spesso però i pazienti hanno bisogno di incontri con degli esperti psicologi che possano aiutare nei momenti più difficili. 

Danni e vantaggi 

I danni provocati dal fumo sono innumerevoli ed il rischio di tumore al polmone per chi fa uso di sigarette è moltiplicato per dieci volte rispetto ai non fumatori. Importanti sono anche le ripercussioni sul sistema cardiovascolare, aumento della pressione arteriosa, arteriosclerosi, rischio altissimo di andare incontro a ictus o infarto del miocardio, anche in giovane età. I vantaggi si manifestano subito con la diminuzione del battito cardiaco e della pressione, dopo sole dodici ore il livello di monossido di carbonio nel sangue ritorna alla normalità e diminuirà il rischio di soffrire di tumore al polmone e di altre malattie cardiache.

La decisione

Se si avverte che è il momento di smettere, bisogna prendere l’impegno di cominciare e stabilire una data precisa, creando un’impostazione solida e realizzando un programma giornaliero. Si annoteranno i giorni, gli orari, il numero di sigarette, le motivazioni, le persone con cui si è parlato, e le attività alternative. L’importante è predisporre in anticipo un piano per fronteggiare la voglia irrefrenabile di sigarette, cercando delle attività extra: un po’ di esercizio fisico (il nostro fisico rilascia naturalmente endorfina, una sostanza che ci regala piacere, felicità e ci aiuta ad affrontare lo stress quotidiano, amplificato dalla mancanza di sigarette); una passeggiata, un uscita con un’amica o un po’ di yoga.

Chiedi supporto

Il gesto del fumare è legato ad alcune emozioni a noi conosciute come l’ansia, il nervosismo, la rabbia o la tristezza. E’ proprio nei momenti in cui si ha più bisogno di certezze e si sta pensando a questo cambiamento che la famiglia e gli amici possono essere un sostegno e una motivazione in più durante questo percorso per abbandonare il vizio del fumo.

Pensa alla tua vita

Bisognerebbe pensare a se stessi in maniera positiva, abbandonando i pensieri limitanti e che non permettono di dire: Ce la farò! fare attenzione alle piccole esperienze quotidiane: assumere meno caffeina e trovare un hobby che ci permetta di distrarci e ricaricarci. Andare in libreria potrebbe aiutare, ci sono molti manuali per smettere di fumare. A volte possono funzionare o quanto meno suscitare il desiderio di smettere in chi non ci pensava proprio, o ancora, aiutare persone che avevano già intrapreso questo percorso con altri metodi, di seguito alcuni titoli : Spegnila! di Donatella Barus e Roberto Boffi, Rizzoli editore; E’ Facile Smettere di Fumare Se Sai Come Farlo di Allen Carr Edizioni Ewi;  Puoi smettere di fumare se sai come farlo di Allen Carr, EWI editrice; Adesso puoi smettere di fumare! di Giuseppe Petrella Edizioni 1; 101 motivi per non fumare di Fabio Beatrice e Johann Rossi Mason, Guerini associati.