Nascere prematuri

 

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Secondo l’organizzazione mondiale della sanità una gravidanza viene definita “a termine” se la sua durata oscilla tra le 38 e le 42 settimane (37-41 secondo l’OMS/WHO); di conseguenza, la nascita può essere definita “pretermine” quando si verifica prima della 37° settimana di gestazione (Dell’Antonio e Paludetto, 1987). Con la denominazione “nati pretermine” che ha sostituito la precedente definizione di “prematurità”, ci si riferisce a bambini nati da una gravidanza interrotta prima della 38° settimana (37° secondo l’OMS/WHO); con quella di “grandi pretermine” vengono definiti neonati la cui età gestazionale è inferiore alle 30-32 settimane e/o very low birth weight, bambini con peso alla nascita inferiore o uguale ai 1500 grammi (Chiarotti et al., 2001). Con il procedere degli anni, i criteri per la definizione di prematurità si sono ulteriormente definiti. Fino alla prima metà del Novecento i criteri di definizione non erano ancora condivisi universalmente, nonostante l’importanza della nascita prematura e gli esiti di sviluppo che comporta fossero riconosciuti a livello mondiale (Baldini et al., 2002). Dapprima fu l’American Academy of Pediatric nel 1935, seguita dall’OMS nel 1949, che decise di assumere come unico ed esclusivo criterio per la definizione di prematurità il peso del neonato alla nascita inferiore o uguale a 2.500 g. Tuttativa, con il procedere della pratica clinica, venne evidenziato che i neonati inclusi all’interno dell’unica e grande definizione di prematurità erano troppo disomogenei e differenti tra loro, sia relativamente alle loro caratteristiche cliniche che in merito agli interventi da effettuare (NHMRC, 2000). In seguito, venne rilevata la necessità di aggiungere un altro criterio di definizione, individuato dall’età gestazionale. Fu agli inizi degli anni sessanta che l’OMS ridefinì la variegata categoria di prematurità in base ai due criteri fondamentali, ancora in uso fino ai nostri giorni: il peso alla nascita inferiore ai 2.500 g e l’età gestazionale (e.g.) inferiore alle 37 settimane di gestazione. In base al peso alla nascita la prematurità viene differenziata in: low birth weight (LBW), peso inferiore ai 2.500g., very low birth weight (VLBW), peso inferiore ai 1.500 g., extremely low birth weight (ELBW), peso inferiore ai 1.000g. Al contrario, assumendo come criterio l’età gestazionale viene distinta in: pos-term, età gestazionale inferiore alle 42 settimane; term, età gestazionale compresa tra le 37 e le 42 settimane; preterm, età gestazionale inferiore alle 37 settimane; very preterm, età gestazionale inferiore alle 32 settimane; extremely preterm, età gestazionale inferiore alle 28 settimane.

Nonostante i progressi nella comprensione dell’eziologia del parto pretermine, nella maggior parte dei casi, le cause di queste nascite non sono note (Challis et al., 2001). I bambini nati prematuramente che sopravvivono al parto sono considerati a rischio poiché molto spesso hanno degli handicap fisici come il ritardo nello sviluppo motorio (Cooke & Foulder-Hughes, 2003), visivo, uditivo e sono esposti a deficit di tipo cognitivo che si manifesta con la presenza di un ritardo mentale, con problemi educativi (Bhutta, Cleves, Casey, Cradock, e Anand, 2002), con disturbi dell’attenzione e di apprendimento a scuola (Singer, Salvator, Guo, Collin, Lilien, Baley 1999). Le loro complicazioni comprendono anche il più largo spettro sociale ed emotivo, molti bambini infatti sviluppano un ritardo nel comportamento espressivo e mostrano un temperamento più difficile (van Beek, Hopkins, e Hoeksema, 1994). La prematurità ha perso progressivamente la sua connotazione di unicità e centralità nella genesi di disturbi somatici infantili ed è stata contestualizzata in una visione più globale dello sviluppo, considerato come il risultato dell’interazione di molteplici fattori: in particolare quelli relativi all’ambiente socio-affettivo avrebbero una notevole incidenza sulla vulnerabilità psichica e psicosomatica del prematuro che può venire influenzata e modulata in senso facilitante o ostacolante dall’ambiente che lo circonda e dalle modalità di cura e protezione delle figure primarie e dei molteplici caregivers che si prendono cura di lui nei reparti di terapia intensiva neonatale. I fattori psicologici di questo tipo incidono sullo sviluppo fisico e sulla salute del bambino pretermine molto di più di quanto avvenga per i nati a termine.

Il neonato prematuro, a causa della estrema immaturità in cui si trova dopo la nascita, ha delle modalità caratteristiche di rapportarsi e di interagire con l’ambiente che lo circonda. Alcune differenze psicologiche tra i nati a termine Ed i neonati pretermine sono evidenti fin dalla nascita. Primo fra tutti il temperamento di questi neonati è definito difficile, poco adattabile, presentano un ritardo evidente nell’organizzazione del comportamento, non sano capaci di autoregolarsi e di interagire con l’ambiente in maniera ottimale. I bambini prematuri sono immaturi sul piano fisico e neurologico soprattutto nel primo anno di vita del bambino. I segnali che i neonati emettono verso l’esterno sono difficili da codificare e altamente ambigui, sono sensibili in maniera eccessiva alle influenze ed agli stimoli ambientali. Nel corso del primo anno di vita questi neonati sono maggiormente irritabili e inconsolabili, nelle situazioni di gioco libero essi attuano in maniera minima comportamenti di tipo esplorativo, mantendendosi sempre in prossimità della madre e rimanendo passivi e tendenti all’inattività, Il primo anno di vita di questi neonati è caratterizzato dalla passività, essi risultano poco mobili e comunicativi, le predisposizioni innate e genetiche che hanno i neonati ad interagire con l’adulto che si prende cura di lui come comportamenti affettuosi, il contatto visivo nel caso della nascita prematura vengono a mancare. La relazione con la madre è di tipo asimmetrico, il neonato prematuro ha deluso fin dalla nascita le aspettative di perfezione materne, la madre non ha potuto conoscere il suo bambino ed intergire con lui fin dal primo momento. La madre sovrastimola il bambino e questo di conseguenza rifiuta le sue stimolazioni, risulta quindi difficile per lei decodificare la richiesta di partecipazione che il figlio esprime attraverso un ritiro di interessi. Il risultato sarà l’instaurarsi di un circolo vizioso connotato da asimmetria relazionale. Ad età successive di sviluppo i bambini nati prematuramente manifestano forme di estrema dipendenza, rinuncia, un atteggiamento insicuro, ansia, irritabilità, instabilità comportamentale. I bambini nati pretermine sono considerati dai genitori prevalentemente difficili e che spesso hanno deluso le loro aspettative. Questa forma precoce di percezione materna ha conseguenze molteplici negli anni successivi di sviluppo, portando all’attuazione di comportamenti materni inadeguati che facilitano nel bambino determinati esiti di sviluppo.