Cosa è successo agli adolescenti in questo periodo in cui il Covid ha preso il sopravvento sulla nostra vita?

Cosa è successo agli adolescenti in questo periodo in cui il Covid ha preso il sopravvento sulla nostra vita?

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Con la chiusura delle scuole e la cancellazione di tutte le attività, gli adolescenti stanno perdendo alcuni dei più bei momenti della loro vita da ragazzi, oltre che tutti quegli attimi di quotidianità come passare del tempo con gli amici e frequentare le lezioni a scuola o fare un’attività sportiva.

Immaginiamo che i ragazzi si sarebbero confrontati con la realtà di tutti i giorni, affrontando prove uniche fondamentali per la loro crescita e irripetibili, quali esami per la scuola o per la patente di guida, avrebbero vissuto momenti piacevoli nelle gite scolastiche tra divertimento e condivisioni amicali e invece sono bloccati in un tempo che va avanti fuori di loro ma che è fermo e statico.

Il rischio che corrono, più degli altri, è quello di rifugiarsi in un uso smodato di video giochi o nell’uso ossessivo del telefono con la pericolosità di incappare in quella che è stata definita “overdose digitale“.

In questo specifico momento di solitudine aumenta l’intensità di emozioni come paura, tristezza, rabbia e soprattutto l’ansia nei bambini e negli adolescenti.

L’ansia è una funzione fisiologica che ci mette in allarme rispetto a potenziali pericoli dell’esterno, l’ansia aiuterà a prendere decisioni giuste per questo momento in cui tutto sembra nuovo e inaspettato. Se l’adolescente è preoccupato perché accusa sintomi sospetti, è importante parlarne con i genitori.

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Quando l’adolescente si trova a dover affrontare una situazione di difficoltà con l’aiuto del genitore deve cercare di distrarsi: fare i compiti, fare attività fisica, disegnare, dipingere, scrivere o ancora guardare un film, un cartone o la serie tv preferita o leggere un libro quando andiamo a dormire, ascoltare musica.

Alcuni ragazzi si dedicheranno all’arte, altri vorranno parlare con i propri amici e usare la condivisione della tristezza come mezzo per sentirsi uniti in un momento in cui non possono stare insieme fisicamente. Ai figli adolescenti si può proporre di fare qualcosa di diverso dal solito insieme ai genitori come cucinare, fare giardinaggio, suonare uno strumento musicale, da mantenere anche in futuro.

Inoltre questo tempo meno strutturato e più libero può rappresentare una sorta di allenamento all’autonomia dell’adolescente nella definizione delle proprie giornate. Il vuoto non implica necessariamente angoscia, ma può rappresentare anche lo spazio per dare vita alla propria creatività troppo spesso soffocata dall’eccesso di stimoli a disposizione.

La solitudine, la noia, la frustrazione, l’insicurezza, la tristezza, la rabbia sembrano prendere il sopravvento, scaraventando gli adolescenti  in un turbinio di emozioni talvolta violente e disorganizzate. Questo, se mal gestito, potrebbe portare a un  malessere interiore fino alla messa in atto di comportamenti dannosi, per se stessi e per gli altri. Quando il ragazzo è travolto da un flusso veloce di pensieri può provare a costruire un muro immaginario tra se stesso e la situazione, chiudendosi a riccio oppure scattando in forti crisi rabbiose.

Dopo aver tirato su il muro, che segna un confine con la situazione di emergenza non controllabile, si sposta l’attenzione su altro, ad esempio sul ritornello di una canzone che si ama, sulla scena di un film o sul proprio partner per cercare di proteggersi ma anche di allontanarsi.

Se i social media da una parte sono un ottimo modo per rimanere in contatto non bisogna però farne un uso illimitato.  E’ il momento in cui i ragazzi sono a metà strada tra l’infanzia da abbandonare e l’età adulta in cui entrare.

Per favorire un uso appropriato e giusto della tecnologia e dei social media ed impedire ai ragazzi di usarlo come mezzo di isolamento, il genitore può valorizzare la competenza del figlio adolescente nell’uso delle nuove tecnologie per informarsi insieme a lui delle iniziative che via via stanno prendendo piede sul web (musei, spettacoli, film, iniziative musicali, concerti)

È fondamentale quindi stabilire dei limiti nell’utilizzo dei dispositivi multimediali riconoscendone però il loro valore, per esempio nel permettere all’adolescente di restare in contatto con i suoi amici o con il partner e nel proseguire l’attività scolastica

Ricordiamoci che sono i genitori le risorse più vicine e migliori per gli adolescenti perchè è a loro che i bambini e i ragazzi si possono rivolgere, sono loro il modello giusto da adottare ricopiando i comportamenti salutari. Da una buona salute fisica e mentale, da una quotidianità con confini sicuri e garantiti, passa anche un adeguato benessere psichico e fisico del ragazzo. Cominciamo dai genitori per fare in modo che attraverso un modello positivo l’adolescente possa sentirsi compreso e al sicuro.

Questa situazione ha catapultato gli adolescenti di oggi in una dimensione di preparazione al mondo adulti nel percorso di crescita prima del tempo.

Lettura al Nido parte seconda della dr.ssa Chiara Patruno Psicologa Libro: IL LITIGIO Claude Boujon Babalibri

IL LITIGIO
IMG_3616 Il litigio_Claude Boujon Illustrazioni: Claude Boujon Testo: Claude Boujon Traduzione: Stefania Cella ISBN:  978-88-8362-192-5Collana Bababum

Due conigli sono buoni vicini, all’inizio. Abitano l’uno accanto all’altro e ogni mattina si salutano con molta cortesia. In fondo tutto quello che li differenzia è il colore della pelliccia, perché mai non dovrebbero andare d’accordo? Presto, però, il coniglio marrone scopre che il coniglio grigio ha delle abitudini davvero insopportabili. Esattamente ciò che pensa il coniglio grigio delle usanze di quello marrone. Dal fastidio alle parole offensive è presto fatto! Il problema è che hanno entrambi ragione. Il loro bisticcio potrebbe non finire mai… Ma ecco che una volpe affamata decide di concedersi uno spuntino a base di coniglio: grigi o marroni, hanno tutti lo stesso sapore. Solo riappacificandosi e unendo le forze i due vicini potrebbero mettersi in salvo. Ne saranno capaci?

Claude Boujon
Nasce a Parigi nel 1930. Fino al 1972 lavora in una casa editrice per ragazzi, per poi occuparsi di pittura, scultura, scenografia, manifesti e marionette. I libri per bambini che ha scritto e illustrato sono il naturale prolungamento del suo lavoro di artista. Muore nel 1995.

Psicologa a Roma #psicologaroma

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In quali casi è importante richiedere l’aiuto di uno psicologo e come orientarsi tra i diversi servizi di counseling e psicoterapia che uno psicologo a Roma può offrire?

Spesso, la figura professionale dello psicologo viene associata al trattamento di un disagio profondo, vicino all’immagine di “pazzia“. Nella società in cui viviamo oggi questo tipo di disagio viene trattato soprattutto dalle strutture residenziali del Sistema Sanitario Nazionale ed in particolare dalla figura professionale del medico psichiatra.

L’obiettivo è quello di aiutare le persone che vivono un momento di difficoltà o di sofferenza a ritrovare un proprio equilibrio e un benessere personale. Nel rispetto dell’unicità di ogni individuo, i percorsi offerti si configurano come un’occasione per riscoprire le proprie risorse personali o per acquisire nuovi strumenti affinché un cambiamento sia realizzabile.

Oggi la figura professionale dello psicologo e i trattamenti nel quale lo psicologo è specializzato vengono presi in considerazione come soluzione possibile solo quando si presentano sintomi gravi legati ad ansia, attacchi di panico, depressione, fobia sociale, problemi di autostima, crisi di aggressività, crisi di coppia.

Questa immagine stereotipata dello psicologo rischia di limitarci nel richiedere un aiuto professionale quando ne avremmo realmente bisogno.

Ci vuole coraggio nel richiedere aiuto.

Il primo accoglimento avviene attraverso un ascolto rispettoso del paziente che presenta un disagio, un sintomo, un blocco o un vissuto anche non chiaramente definito, che però impedisce lo sviluppo e l’utilizzo delle proprie capacità e potenzialità. I primi colloqui hanno lo scopo di raccogliere la storia e la problematica così da comprendere e approfondire la richiesta e individuare la modalità più adatta alla situazione di disagio. Solo in seguito a questa prima fase di consultazione, e solo se reputato utile o necessario si propone l’avvio del percorso terapeutico nella modalità e frequenza più adatta alla specifica situazione.

I PRINCIPALI AMBITI DI INTERVENTO SONO COSì RIASSUNTI:
– DISTURBI D’ANSIA E DEPRESSIONE
– DISTURBI AFFETTIVI E DELL’UMORE
– DISTURBI DELLA NUTRIZIONE E ALIMENTAZIONE
– DIFFICOLTÀ RELAZIONALI E AFFETTIVE
– TECNICHE DI RILASSAMENTO
– GRAVIDANZA E MATERNITA’
– SOSTEGNO ALLA GENITORIALITA’
– DISTURBI DELL’ INFANZIA E DELL’ ADOLESCENZA
– DISAGIO LAVORATIVO
– PSICONCOLOGIA
– NUOVE DIPENDENZE

PER INFORMAZIONI E COLLOQUI CHIAMARE IL NUMERO 3472439780

Ansia scolastica nei bambini e negli adolescenti

 

L’ ansia scolastica racchiude la paura dell’insuccesso, del giudizio negativo, il timore di non essere capaci di superare la prova che si deve affrontare. E’ un disturbo caratterizzato dalla paura, irrazionale e non controllabile, di prendere brutti voti a scuola e di fare brutta figura davanti alla classe.

I bambini e gli adolescenti che ne soffrono presentano un livello d’ansia tale da compromettere significativamente il buon rendimento scolastico.

Con l’ingresso di un bambino alla scuola primaria, tutta la famiglia vive un grande cambiamento: dalla scuola dell’infanzia, dove si impara giocando e le valutazioni appaiono più leggere, si passa a un ambiente che esplicitamente è investito dal dovere di stimolare conoscenze, abilità, competenze e di valutare il percorso di ogni bambino.

Molti bambini e adolescenti giungono in terapia perché hanno la paura o l’ansia di andare a scuola, questo fenomeno riguarda un numero sempre maggiore di bambini e ragazzi in età scolare e raggiunge dei picchi in alcuni momenti cruciali del percorso scolastico:
– Tra i 5 e i 7 anni, all’inizio della scuola primaria.
– Tra i 10 e gli 11 anni con l’inizio della scuola secondaria di I°grado.
– Tra i 13 e i 14 anni con l’inizio della scuola secondaria di II° grado.

In Italia quasi il 60% degli adolescenti dichiara di essere stressato a causa dello studio. Le ragazze tendono a essere più colpite dei ragazzi.

L’insorgenza dell’ansia scolastica sembra spesso immotivata in quanto si tratta, nella maggior parte dei casi, di ragazzi intelligenti e studiosi con un buon rendimento scolastico. La causa è spesso la volontà di offrire ai genitori e agli insegnanti una buona immagine di sé, la non accettazione degli errori e delle brutte figure. Queste idee negative determinano ansia anticipatoria con conseguente fatica a concentrarsi nello studio e un peggioramento delle prestazioni scolastiche.

Come nell’adulto, anche nel bambino e nell’adolescente l’ansia è associata a manifestazioni somatiche, i segnali più diffusi sono: mal di testa; pianti, tremori, mente offuscata; male allo stomaco o tensione muscolare, che spesso portano i bambini a chiedere di non andare a scuola o di uscire prima; difficoltà ad addormentarsi, in questo caso a volte il lettone di mamma e papà è spesso la soluzione a cui si ricorre per trovare la serenità e potersi addormentare tranquilli; vomito e febbre; crisi di panico prima di varcare l’ingresso della classe, ma a volte si manifesta già a casa prima di partire per andare a scuola.

Solitamente l’ansia da prestazione scolastica ha una matrice familiare, cioè affonda le sue radici nell’ambiente familiare (in particolare nelle aspettative che hanno i genitori nei confronti dei figli). Ma non possiamo fermarci solo al contesto familiare. Lo stile comunicativo dell’insegnante è molto importante e molti insegnanti parlano dell’esame di maturità ai ragazzi, già all’inizio della prima superiore. Ma ne parlano in modo terroristico e minaccioso come se l’esame fosse domani e come se i ragazzi non avessero alcun interesse a superarlo.

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La paura è un’emozione che “cova” nell’animo umano, si intrufola nella mente e non possiamo fermarla se non ne prendiamo consapevolezza.

L’ansia da prestazione scolastica, dunque,  può presentarsi sia come un disturbo leggero che come un disturbo più serio e capace di dar luogo in futuro a sintomi più gravi come attacchi di panico, fobie e ossessioni. Per questo è importante che genitori e insegnanti osservino attentamente i comportamenti del bambino e lo ascoltino, in modo da intervenire tempestivamente eventualmente anche con una psicoterapia.

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La psicoterapia serve al bambino a trovare uno spazio di espressione, ascolto ed elaborazione dei vissuti emotivi ansiogeni. Contattami per un consulto e una consulenza a studio.

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Scarica i link per avere delle informazioni in più:

ANSIA DA PRESTAZIONE SCOLASTICA PDF

ANSIA DA PRESTAZIONE PER L’ESAME DI MATURITA’ PDF