Lettura al Nido parte IV: LA TRISTEZZA

La tristezza fa parte delle emozioni primarie, di per sé non è né positiva né negativa, ma a volte ci coglie impreparati, perché può manifestarsi in modi inattesi.

Quando incontriamo qualcuno che sembra essere triste, spesso tendiamo a scappare nella direzione opposta. Come se avessimo paura che ci contagi e, per questo, preferiamo stare vicino a chi ha sempre il sorriso sul volto. Tuttavia, la tristezza nei bambini, come negli adulti, è un’emozione essenziale e necessaria.

Quando un bimbo è triste, non sempre riconosce ciò che gli sta accadendo né conosce sempre le parole per esprimere ciò che sente. Per questo motivo, il suo modo di manifestare il dolore è attraverso il comportamento.

download

Le lacrime dei nostri figli ci commuovono perché sono sinonimo di dolore. Le lacrime sono anche il segno del processo di risanamento dell’organismo dopo una perdita danno sollievo e aiutano a guarire il dolore.

A volte, alcune manifestazioni di tristezza come, ad esempio, l’aggressività possono essere classificate come comportamenti indesiderati o “cattivi comportamenti” dai genitori. Il rischio, in tal caso, è quello di etichettare come cattivo comportamento qualcosa che in realtà è sintomo di un malessere profondo.

Dobbiamo sapere che la tristezza è fisiologica e va ascoltataè un potente fattore di crescita: affrontarla in modo positivo significa imparare ad attuare strategie di resilienza, a trovare la nostra risposta alle difficoltà. È nel dolore che impariamo tanto su come siamo fatti e, in quanto adulti, è nostro compito accompagnare i bambini in questo percorso.

download (3)

La prima e fondamentale cosa che possiamo fare con loro e per loro è parlare delle emozioni, spiegare cosa sono e descrivere la tristezza, in questo caso.

Fondamentale è raccontare di aver provato la tristezza e quando, cosa si è vissuto e che non serve reprimerla né nasconderla, ma tutti hanno il diritto di essere tristi, così si legittima l’emozione e il bambino saprà anche lui che può sentirsi triste.

Infine ascoltare e sostenere la manifestazione emotiva del bambino, con la vicinanza, l’abbraccio e le parole.

In particolare, nei bambini più piccoli possono manifestarsi:

  • irritabilità
  • perdita di appetito
  • difficoltà ad addormentarsi e nel mantenere il sonno
  • difficoltà nel controllo sfinterico e/o enuresi notturna (tornare a farsi pipì e cacca addosso)
  • irrequietezza
  • difficoltà nei rapporti con i coetanei (aggressività, indifferenza)
  • disinteresse per il gioco
  • disinteresse per le attività scolastiche

Nei bambini più grandi invece i sintomi sono più “nascosti”, perchè non si manifestano con comportamenti, ma con:

  • bassa autostima
  • insicurezza
  • atteggiamenti di chiusura
  • reazioni ostili o aggressiveimages (10)

È fondamentale porre un distinzione tra uno stato di sofferenza clinica e una posizione depressiva.

 

LETTURA AL NIDO: GRIGIO DI TRISTEZZA

Le sei storie delle emozioni

di Agostini Sara Edizioni GRIBAUDO

Storie illustrate a colori per aiutare i bambini a conoscere e a gestire le loro emozioni. Una fifa blu, Rosso di vergogna, Giallo di gelosia, Verde di invidia, Arancione di gioia e Grigio di tristezza: tanti racconti da leggere per esplorare i sentimenti. Età di lettura: da 3 anni.

 

 

Lettura al Nido parte seconda della dr.ssa Chiara Patruno Psicologa Libro: IL LITIGIO Claude Boujon Babalibri

IL LITIGIO
IMG_3616 Il litigio_Claude Boujon Illustrazioni: Claude Boujon Testo: Claude Boujon Traduzione: Stefania Cella ISBN:  978-88-8362-192-5Collana Bababum

Due conigli sono buoni vicini, all’inizio. Abitano l’uno accanto all’altro e ogni mattina si salutano con molta cortesia. In fondo tutto quello che li differenzia è il colore della pelliccia, perché mai non dovrebbero andare d’accordo? Presto, però, il coniglio marrone scopre che il coniglio grigio ha delle abitudini davvero insopportabili. Esattamente ciò che pensa il coniglio grigio delle usanze di quello marrone. Dal fastidio alle parole offensive è presto fatto! Il problema è che hanno entrambi ragione. Il loro bisticcio potrebbe non finire mai… Ma ecco che una volpe affamata decide di concedersi uno spuntino a base di coniglio: grigi o marroni, hanno tutti lo stesso sapore. Solo riappacificandosi e unendo le forze i due vicini potrebbero mettersi in salvo. Ne saranno capaci?

Claude Boujon
Nasce a Parigi nel 1930. Fino al 1972 lavora in una casa editrice per ragazzi, per poi occuparsi di pittura, scultura, scenografia, manifesti e marionette. I libri per bambini che ha scritto e illustrato sono il naturale prolungamento del suo lavoro di artista. Muore nel 1995.

Lettura al Nido della dr.ssa Chiara Patruno Psicologa Libro: Che Rabbia! Mireille d’Allancè

Appuntamento con la lettura

Lettura al Nido della dr.ssa Chiara Patruno Psicologa

Libro: Che Rabbia! Mireille d’Allancè BABALIBRI 

IMG_3615Fin dal nido l’utilizzo del libro permette di esporre il bambino all’ascolto e alla lettura. La lettura ad alta voce è un vero e proprio momento magico per il bambino attraverso una comunicazione ricca di stimoli ed emozioni. Le tematiche che saranno affrontate nei libri sono: la rabbia, la paura, la tristezza, la felicità, l’amicizia, il disgusto, il ruolo della mamma, il ruolo del papà e la diversità.

L’obiettivo sarà quello di stimolare con la narrazione lo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale dei bambini fin dalla tenera età.

Che Rabbia!

Roberto ha passato una bruttissima giornata. Ah! Che rabbia! Come se non bastasse il suo papà lo ha mandato in camera sua senza cena. Roberto avverte una Cosa crescere dentro, la sente diventare sempre più grande e più incontenibile fino a quando…. Ecco che la Cosa esce da lui e si materializza: enorme, rossa e terribile. In un attimo la stanza è messa in subbuglio, la coperta vola via, il comodino, la lampada, gli scaffali con tutti i libri vengono fatti a pezzi! Poi la Cosa si avvicina al baule dei giocattoli… è allora che Robero grida «Aspetta, quello no!» e ripone piano la Cosa in una scatola… la rabbia è passata.

Mireille d’Allancé

Nasce a Chamalières nel 1958. Dopo aver svolto diversi lavori, tra cui l’insegnamento di disegno, trova la sua strada nel campo dell’illustrazione. Oggi lavora a Lille in uno studio dove i suoi figli vanno a trovarla appena possono. Tenace, a volte sfrontata, queste sue caratteristiche traspaiono nei suoi libri, accompagnate da un senso dell’umorismo, da una dolcezza profonda e da una grande attenzione verso gli altri

L’ambientamento al nido

asilo-nido

Quello dell’inserimento al nido è un momento fondamentale e delicato per la vita di un bambino. Si tratta del primo vero distacco dai genitori: un passaggio importante e necessario.

I genitori si pongono spesso  una vasta serie di domande, per esempio: come farà ad ambientarsi? come faremo a separarci? accetterà le figure delle educatrici? riuscirà ad inserirsi nel gruppo? mangerà tutto quello che la mensa prepara? riuscirà ad addormentarsi senza di noi?

L’inserimento non è un percorso che riguarda solo il bambino, ma un processo graduale di adattamento che interessa tutta la famiglia. il bambino sarà sicuramente il più coinvolto in questo passaggio di cambiamento perché dovrà affrontare un ambiente nuovo e persone nuove senza la presenza della mamma e del papà. Ma anche i genitori sono tenuti e messi alla prova nell’affrontare cambiamenti importanti: una diversa routine familiare, nuovi orari, nuove persone e l’idea di affidare il bambino alle cure di altri, senza vedere quello che succede.

Per gli esperti questo momento può definirsi il primo ingresso nel mondo sociale del bambino e comporta la prima vera separazione dalla mamma e dal papà; proprio per questo è un momento complesso per tutti e, dunque, deve essere gestito al meglio per trasformarsi in un momento sereno e di crescita.

Per alcuni studiosi a partire dal primo di età, i bambini sono già in parte pronti a separarsi dalla mamma: iniziano a muoversi autonomamente e a pronunciare le prime parole, pronti ad esplorare il mondo. Questo graduale distacco dipende comunque sempre dal genitore e dal bambino stesso, dal suo livello di sviluppo e dalle esperienze pregresse.

Nell’immaginario il distacco dalla mamma è vissuto come un momento negativo, ma al contrario è un momento positivo nella vita di un bambino e non va vissuto da parte del genitore con ansia e preoccupazione. Spesso l’eccessivo attaccamento alla mamma dovrebbe essere evitato, perché potrebbe rappresentare una limitazione nella vita del bambino. 

L’inserimento all’asilo nido del proprio figlio è comunque quasi sempre una scelta forzata da esigenze organizzative lavorative e familiari, molti genitori si sentono in colpa per dover lasciare il bambino così piccolo al di fuori dal proprio ambiente familiare.

Spesso il senso di colpa, l’ansia, la paura e l’angoscia accompagnano i genitori in questa nuova fase della vita del piccolo, soprattutto se il bambino dovesse avere qualche difficoltà di ambientamento o più semplicemente per il fatto che il bambino non dovesse dare nessun segnale di disagio dopo il distacco.

In realtà, i bambini sono molto più competenti di quanto si creda nel capire le relazioni e il cambio di situazione, per cui colgono benissimo sia gli stati d’animo dei genitori che la diversa organizzazione del loro ambiente.