In tema di Divorzio

La sentenza della Corte di Cassazione del 10.05.17 che si è pronunciata sull’assegno di mantenimento in caso di divorzio ha rivoluzionato le sorti delle famiglie separate. I genitori che in alcuni casi, erano costretti a vivere in condizioni di miseria, per versare l’assegno di mantenimento agli ex coniugi e ai figli, trovano in questa sentenza un po’ di respiro. L’assegno infatti ad oggi dovrà consentire all’altro genitore di sopravvivere e di essere autosufficiente senza più riferirsi al precedente tenore di vita condotto prima del divorzio. Sembra essere una sentenza non sbilanciata che mette sullo stesso i piano i due ex coniugi nell’occuparsi del figlio. Aspettiamo le conseguenze.

Ancora su questo punto la Cassazione (Cass. Sent. n. 11448/2017 del 10.05.17) si è pronunciata anche in tema di  genitori separati, che dopo il divorzio, hanno ricreato un nuovo nucleo familiare. Questi non dovranno coinvolgere troppo il nuovo partner nei rapporti con i figli, poichè in alcuni casi, potrebbe provocare in loro dei disagi o dei possibili turbamenti. I minori sono già disorientati e turbati dalla trasformazione del contesto familiare nel quale sono inseriti e potrebbero manifestare dei disagi per via della presenza di  un nuovo partner estraneo e quindi arrivare a rifiutare anche la figura del genitore biologico. Il giudice infatti, in alcuni specifici casi, potrà decidere di disporre le visite presso il genitore non collocatario escludendo la presenza del nuovo partner considerando tale figura estranea come un limite.

Ma come vivono e chi sono oggi questi “figli di genitori separati”?

I “figli dei separati” così chiamati dalla comunità sono quei minori che in seguito alla separazione dei loro genitori, potrebbero subire delle conseguenze sul piano emotivo e morale. In quest’ottica su questi ragazzi influisce in gran parte l’intensità del conflitto genitoriale non risolto o d’altra parte la mancanza totale di comunicazioni tra i due ex coniugi. Gli adolescenti, figli di genitori separati, sono spesso lasciati soli a districarsi tra questo tipo di relazioni poiché i genitori sono troppo occupati in liti, battaglie legali e problematiche coniugali. É per questo che spesso nel minore potrebbe manifestarsi un blocco evolutivo che potrebbe portare lo stesso a manifestare un disagio, in famiglia, nel gruppo dei pari e a scuola.

É importante rintracciare in questo contesto un  scuola preparata e informata capace di fornire supporto e conoscenze, ma soprattutto in grado di fornire una rete salda a cui i genitori possano far riferimento.

 

Genitori separati

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Un rapporto di coppia può ad un certo punto della storia evolutiva incanalarsi verso crisi e conflitti perché le strade dei coniugi si divergono o gli eventi possono far scaturire emozioni e tensioni forti a diversi livelli intrapersonali e interpersonali, non facilmente gestibili dal singolo e dalla coppia stessa.

Quando cadono le illusioni che hanno fatto sì che la coppia si incontrasse, i due patti (consapevole e segreto), che li hanno uniti, non tengono più e nel loro incastro diventano troppo contraddittori. Quando vi è l’impossibilità a rilanciare il patto segreto è esaurita la soddisfazione dei bisogni che hanno reso particolare quel legame. La frattura che si crea è insanabile, scompensa e rende fragili. Tutto il sistema famiglia viene coinvolto, e a volte i comportamenti che i coniugi tengono possono non essere equilibrati e avere una ricaduta di sofferenze e disagio anche sui i figli. La maggior parte delle separazioni non è il risultato di una volontà consensuale, in generale accade che sia uno dei due che lasci l’altro, uno vuole uscire e l’altro vuole continuare la relazione.

Il conflitto non è né positivo né negativo, è necessario al cambiamento, è importante gestirlo attentamente, convogliare l’energia che genera utilizzandola al meglio in modo cooperativo e quindi costruttivo.

La conflittualità che si verifica nella coppia può essere un momento positivo e di richiesta di necessità di cambiamento e di crescita, non necessariamente negativo in termini di lotta e di distruzione dell’altro. Nella separazione, pur dolorosa, il conflitto può essere un’opportunità di trasformazione.

La separazione è sempre un evento sconcertante, a volte improvviso anche se vi sono precedenti segnali e fatti premonitori a volte non letti o negati. All’interno della famiglia infatti possono esserci stati ripetuti litigi ed incomprensioni sempre più frequenti che hanno portato evidenti squilibri relazionali e carenze comunicative. La situazione diventa complessa, piena di tensioni, emozioni, turbamenti e nonostante sia un evento abbastanza comune al giorno d’oggi essa è sempre difficile da affrontare.

La separazione, intesa come processo che concretizza la definitiva rottura del legame di coppia e conferma una modificazione della struttura familiare, non è la causa diretta dei disturbi del comportamento dei figli, bensì un fattore di rischio e di vulnerabilità. Non esiste, infatti, nessun disturbo o quadro clinico che possiamo riferire ad una situazione di separazione. Ciò che invece influenza direttamente il comportamento del bambino sono i contenuti e le modalità con cui il conflitto prima, durante e dopo la separazione, è espresso all’interno della coppia.

Valutando l’evento della separazione dei genitori come un fattore di alto rischio psicopatologico qualora i figli vengano coinvolti e “usati”, tuttavia non è possibile ritenere che le conseguenze per i figli delle coppie separate conducano necessariamente ad essere soggetti a rischio.

Studi longitudinali rilevano che dopo una fase critica i bambini riescono a trovare un equilibrio; hanno attraversato anch’essi le fasi del dolore e della perdita come i loro genitori, in particolare nel primo anno di separazione che è considerato il più difficile. Per limitare i danni i genitori devono impegnarsi a mantenere una responsabilità condivisa e rassicurali sul piano affettivo, sociale ed economico.

Nei casi in cui la conflittualità è esasperata, la separazione è il male minore. Infatti, il bambino, appena la coppia si separa, appare subito sollevato dall’angoscia che deriva dall’essere quotidianamente esposto a litigi e discussioni. Tuttavia, la sofferenza resta, anche se gli adulti, per attenuare la loro ansia, preferiscono credere che “la battaglia” non abbia mietuto vittime. Il bambino, in realtà, tende molto spesso a difendersi dalla sofferenza negandola. La negazione della sofferenza, nel caso in cui l’adulto non aiuti il bambino a riconoscerla ed elaborarla, può influire sul corretto sviluppo psicofisico soprattutto in prossimità dei suoi momenti chiave.

I figli possono esprimersi e manifestare comportamenti in modo diverso di fronte la scelta fatta dai genitori; certamente non va trascurata l’influenza delle variabili personali quelle legate all’ età, al genere, alle tappe dello sviluppo psicologico e l’abbozzo di personalità, ma si crede comunque vi siano delle risorse anche nei bambini, come negli adulti, nel fronteggiare gli eventi stressanti. (Canevelli , Lucardi 2000)

Purtroppo, più il conflitto è acceso più i genitori tendono a non interessarsi del disagio del figlio e dei suoi bisogni, nonostante i buoni propositi a voler mantenere la sfera genitoriale libera dalla discordia.  In tali situazioni può succedere che il bambino sia coinvolto, suo malgrado, nella dinamica conflittuale come testimone, confidente o come complice, o chiamato a sostituire affettivamente il genitore non presente in casa.

E’ opinione diffusa quella di ritenere che il bambino più è piccolo meno risente della tensione emotiva familiare.  Egli riesce, invece, a cogliere quanto avviene nella relazione affettiva ed emotiva tra i genitori e tra loro e se stesso, senza riuscire però ad attribuire un corretto significato a quanto sta accadendo, come invece potrebbe fare un adulto o un bambino più grande.

Nel valutare le conseguenze della separazione sul comportamento del bambino, oltre a considerare primariamente le modalità e l’entità delle dinamiche conflittuali dei coniugi, è importante tener conto della sua età, del livello di sviluppo psicoaffettivo raggiunto e di come egli reagisce agli eventi stressanti e traumatici. Infatti, non tutti i bambini tendono a reagire con i disturbi prima elencati. Anche l’intensità e la durata dei disturbi stessi è variabile, in quanto risentono dell’influenza di questi diversi fattori.

Almeno fino ai tre anni, il bambino, non possiede adeguate capacità simboliche che rendono possibile l’elaborazione e la traduzione in parole delle emozioni. Egli subisce ed assorbe le conseguenze delle fratture affettive della coppia.

Alcuni risultati di ricerche (Wallerstein J. – Kelly J. 1980) sui comportamenti dei figli nelle coppie separate hanno rilevato alcuni possibili vissuti e reazioni in relazione alle fasce d’età.

Per un bambino piccolo, diventa difficile distinguere le relazioni che intercorrono tra i genitori, punti di riferimento vitale, e tra i genitori e lui; perché non possiede strumenti cognitivi sufficienti per capire ed elaborare la situazione di cambiamento e di perdita di uno dei genitori. Crede di essere la causa della separazione, si sente in colpa e di non  32 essere un oggetto d’ amore da impedire la rottura definitiva tra mamma e papà. L’allontanamento di un genitore innesca la paura di abbandono che può verificarsi anche

in futuro negli anni. Si riscontano nei bambini molto piccoli frequenti regressioni comportamentali:

ricerca continua di protezione e di affetto, problemi di sonno, disturbi alimentari, succhiarsi il dito, difficoltà del controllo sfinterico, già a suo tempo acquisito.

Nei bambini un po’ più grandi, tra i 3 e i 6 anni, le reazioni sono per lo più reattive con punte di aggressività, manifestano rabbia a volte generalizzata, mordono compagni, distruggono oggetti, maltrattano animali. Tuttavia hanno paura di farsi male e si sentono cattivi, creano un’immagine negativa di sé, e si ritengono responsabili della separazione dei genitori.

I bambini tra i 7 e 10 anni hanno maggiore consapevolezza della separazione genitoriale e manifestano sentimenti di tristezza e di dolore; esprimono la rabbia in modo diretto e organizzato verso un oggetto, che può essere nello specifico o il padre o la madre. Inoltre presentano sintomi psicosomatici che vanno dal mal di testa ai dolori di stomaco e all’ asma cronica.

I figli adolescenti hanno ancor più consapevolezza e comprensione della separazione dei genitori, anche perché riescono ad averne una distanza psicologica. A volte maturano sul piano psicologico ed emotivo, altre volte possono avere un blocco della autostima. Le reazioni, tuttavia, possono essere di varia natura, come l’ alternanza di fasi depressive e fasi di aggressività, fughe da casa oltre alla presenza di sintomi ipocondriaci e di comportamenti antisociali, di abbandono scolastico.

La qualità del rapporto coniugale e del clima emotivo familiare prima, durante e dopo la separazione, sembra dunque essere un importante fattore predittivo circa la capacità di adattamento e di recupero del bambino al cambiamento della struttura e della dinamica familiare. Questo ci porta a fare alcune importanti riflessioni circa la necessità di aiutare la coppia a superare i molteplici ostacoli che si frappongono alla piena realizzazione del suo progetto di vita. Ostacoli che, ricordiamo, non sono solo di natura personale ma anche sociale e culturale.

D’altronde, la complessità dei contesti relazionali e le loro continue pressioni e sollecitazioni, pongono nuove sfide alla coppia che fatica ad orientarsi in questa fase di passaggio tra vecchi e nuovi modelli comportamentali. Il veloce cambiamento degli stili di convivenza non corrisponde ad un altrettanto cambiamento delle rappresentazioni simboliche circa il rapporto tra i generi, che risulta così più conflittuale di un tempo. I nuovi genitori rifiutano il vecchio modello educativo (del quale però porteranno tracce ancora per lungo tempo) e sono incerti sulla scelta del nuovo perché, così come accade oggi in altri ambiti, anche qui non esistono delle regole precise cui appellarsi.

Bisogna guardare al futuro e tentare di analizzare e comprendere il problema nella sua totalità, realizzando interventi psicologici mirati al sostegno della funzione genitoriale. Tali interventi rappresentano un’efficace azione di prevenzione del disagio infantile e adolescenziale e potrebbero contribuire ad interrompere quella sorta di “ereditarietà”, certo non genetica bensì affettiva-simbolica, che ritroviamo spesso nelle narrazioni di storie di vita dei figli di divorziati.