HIKIKOMORI: Isolamento e autoreclusione

Hikikomori significa stare in disparte ed è un termine coniato in Giappone, dove si sono individuati i primi ragazzi che si auto recludevano per sfuggire al confronto con il mondo.

Si può definire Hikikomori un fenomeno nato e sviluppatosi prevalentemente in Giappone, ma presente anche in Corea e Taiwan. Il termine fu creato dallo psichiatra giapponese Saito Tamaki, dalle parole giapponesi “hiku (tirare)” e “komoru (ritirarsi)”, letteralmente “ stare in disparte, isolarsi ”. Quando all’inizio degli anni Ottanta segnalò un numero sempre maggiore di giovani, i quali apparentemente per una forma di apatia scolastica, interrompevano le relazioni sociali e si ritiravano nella propria stanza rimanendovi rinchiusi anche per lunghi periodi (auto reclusione).

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Il fenomeno colpisce tanti adolescenti anche in Italia. Non è depressione, non è dipendenza dai videogames, non è solo un disturbo d’ansia. Dai dati del Giappone che conta oltre 500.000 persone, tra semi-isolati e completamente isolati. Passando per Spagna, Corea, Cina, India, Francia e Stati Uniti, arriviamo all’Italia dove, grazie al Dottor Crepaldi, autore del libro “Hikikomori, i giovani che non escono di casa” specializzato in psicologia sociale e comunicazione digitale, che nel 2017 ha fondato l’Associazione Nazionale Hikikomori Italiadi cui è presidente, sappiamo che la stima per difetto dovrebbe essere intorno ai 100 mila giovani, quasi sempre di sesso maschile (88%) che rimangono chiusi totalmente in casa dai 3 ai 10 anni (42%).

Sono moltissimi, eppure c’è ancora una scarsa attenzione sociale.  È l’essenza stessa del malessere, l’isolamento in casa, a nasconderlo all’attenzione della società e dei media. E poi, vige il luogo comune che riduce l’auto isolamento di questi ragazzi alla semplice dipendenza da internet. L’abuso di internet è solo la compensazione di un malessere che sta altrove. Non li vediamo perché la loro vita si svolge interamente in una stanza: la loro camera da letto. Si rifiutano di uscire, di vedere gente e di avere rapporti sociali. In quella stanza leggono, disegnano, dormono, giocano con i videogiochi e navigano su Internet. Ma soprattutto proteggono loro stessi dal giudizio del mondo esterno. Chi attribuisce la colpa del disagio alle nuove tecnologie sbaglia di grosso. Le cause sono molteplici e il fenomeno è sorto prima dell’avvento del computer. Di noto c’è che l’isolamento può durare alcuni mesi o anni.

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Si tratta di un disturbo multifattoriale in cui tutte le componenti devono essere considerate, per comprendere il fenomeno. Una singola dimensione non basta per spiegare l’insorgenza del disturbo. Queste componenti possono essere familiari, psicologiche o sociali. Tutto questo porta a una crescente difficoltà e demotivazione del ragazzo nel confrontarsi con la vita sociale, fino a un vero e proprio rifiuto della stessa. Si tratta di ragazzi con una difficoltà nella gestione e nel controllo delle emozioni: gli hikikomori provano un profondo stato d’ansia generalizzata all’idea di abbandonare la residenza e di avere contatti con altre persone. In molti casi questa loro difficoltà nel relazionarsi e nella gestione dell’ansia era presente anche prima del manifestarsi del fenomeno. Gli hikikomori hanno una concezione molto negativa della società e, in particolare, soffrono molto le pressioni di realizzazione sociale, dalle quali cercano di fuggire.

Lo psichiatra Satoru Saito (2001) ritiene che il fattore narcisistico sia determinante nell’evoluzione di hikikomori. Egli sostiene che l’innaturale rapporto madre-figlio, che ha un notevole peso nello stato di hikikomori, sia legato anche al problema della presenza-assenza del padre. L’assenza del padre assorbito dal lavoro, che è una prerogativa della famiglia giapponese, simboleggia l’importanza del ruolo che riveste all’interno della società e il sacrificio per la famiglia. L’assenza della figura paterna non fa che rafforzare parallelamente l’attaccamento e la relazione madre-figlio, contribuendo allo sviluppo di un esagerato narcisismo del figlio. Padri deboli o assenti; madri forti e al contempo iperprotettive e ansiose, che spesso hanno difesi i figli da frustrazioni e difficoltà. Le madri proprio per questo giocano un ruolo chiave anche nella guarigione.

Questi ragazzi hanno la profonda paura di non riuscire a soddisfare le aspettative che chiunque, a partire dai genitori, riversa su di loro, e provano un sentimento di vergogna e di inadeguatezza di fronte alla consapevolezza di un loro possibile fallimento. Il rifiuto della scuola è uno dei primi campanelli d’allarme dell’hikikomori. L’ambiente scolastico viene vissuto dal soggetto in modo particolarmente negativo. L’isolamento sociale autoindotto in modo prolungato può essere accompagnato dalla presenza di ulteriori sintomi: antropofobia (paura della gente e dei contatti sociali), automisofobia (paura di essere sporchi), agorafobia (paura di ambienti non famigliari e di spazi aperti), manie di persecuzione, disturbi ossessivo-compulsivi, comportamenti regressivi, evitamento sociale, apatia, letargia, umore depresso, pensieri di morte e tentato suicidio, inversione del ritmo circadiano di sonno-veglia, internet addiction disorder, comportamenti violenti contro la famiglia, in particolare verso la madre.

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COSA SIGNIFICA HIKIKOMORI?

Hikikomori. La solitudine degli adolescenti giapponesi

Studio di psicoterapia Chiara Patruno

Studio di psicologia e psicoterapiaStudio di psicologia e psicoterapia

Demenza senile e deterioramento cognitivo

depositphotos_88892596-stock-illustration-tree-loses-fall-foliageIn Italia i pazienti affetti da demenza sono circa 600.000. Nel corso del tempo, la maggior parte di loro svilupperà disturbi del comportamento o sintomi psichiatrici responsabili del peggioramento della qualità di vita e, spesso, del ricovero in strutture residenziali.

La Demenza Senile e il conseguente deterioramento cognitivo rappresentano condizioni di “malattia” che sempre più spesso si riscontrano nella popolazione più anziana. Ciò è determinato anche dal fatto che le aspettative di vita si sono molto allungate, quindi la probabilità che questo tipo di malattia possa insorgere è aumentata.

Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza (60% dei casi), seguita dalla demenza vascolare (20-25%). Molti pazienti con demenza  sviluppano sintomi comportamentali e psichici (neuropsichiatrici), che sono stati definiti“segni e sintomi di percezione, ideazione, umore o comportamento alterato“.

I sintomi includono ansia, depressione, allucinazioni, delirio e disturbi del comportamento, vagabondaggio, comportamenti culturalmente inappropriati, disinibizione sessuale, tendenza all’accaparramento, imprecazioni e urla.

depositphotos_86605922-stock-illustration-tree-loses-fall-foliageNelle fasi iniziali, le persone possono sperimentare comportamenti e cambiamenti di umore quali: irritabilità conclamata, ansia e attacchi di panico, sintomi depressivi e di tristezza. Nelle fasi successive, possono verificarsi altri sintomi più accentuati, tra cui: rabbia, agitazione, aggressione verso se stessi e versi l’altro, stress emotivo generale, irrequietezza, riduzione a brandelli di  carta o tessuti, allucinazioni(vedere, sentire o percepire cose che non esistono realmente), deliri (ferma convinzione nelle cose che non sono vere), disturbi del sonno che peggiorano con il tempo.

I sintomi psicotici (es. delirio e allucinazioni) compaiono nel 30-50% dei pazienti affetti da demenza.

La “Psicosi” che si riscontra in questi casi è di solito la paura del paziente che qualcuno gli faccia del male (spesso questo discorso è riferito nei confronti dei propri familiari), la convinzione di essere perseguitato (ad esempio dai vicini), l’idea ossessiva che qualcuno lo voglia avvelenare.

La causa principale dei sintomi comportamentali è il progressivo deterioramento delle cellule cerebrali. Tuttavia, i farmaci, le influenze ambientali e alcune condizioni mediche possono causare i sintomi o peggiorarli. 

Gli eventi o i cambiamenti in  una persona spesso giocano un ruolo nello scatenare i sintomi comportamentali. Il cambiamento può essere stressante per chiunque e può esserlo ancor di più  per una persona malata di demenza poiché può aumentare la paura e la fatica di  contrastare la confusione.

a11756-danno-risarcimento-vicinoLa comunicazione di una diagnosi di demenza provoca sempre profondi disagi nella vita familiare poiché si tratta di una diagnosi dolorosa da accettare, che implica una progressiva riorganizzazione delle dinamiche. È su queste premesse che le neuroscienze stanno volgendo particolare attenzione a questo disturbo con l’obiettivo di formulare diagnosi sempre più precoci e delineare piani di intervento che tengano conto dei molteplici livelli che il disturbo coinvolge ovvero personale, professionale, relazionale di coppia, familiare, psicologico e sociale.

Bibliografia e sitografia

  • The Alzheimer’s Association
  • http://www.fda.gov
  • Overshott R, Burns A. Treatment of dementia. J Neurol Neurosurg Psych 2005; 76 (suppl V): v53-9.
  • Finkel S et al. Behavioral and psychological signs and symptoms of dementia: a consensus statement on current knowledge and implications for research and treatment. Int J Geriatr Psychiatry 1997; 12: 1060-1.
  • Jeste DV, Finkel SI. Psychosis of Alzheimer’s disease and related dementias: diagnostic criteria for a distinct syndrome. Am J Geriatr Psychiatry 2000; 8: 29-34.
  • McKeith I. Dementia with Lewy bodies. In: Agronin ME, Maletta GJ (Eds). Principles and Practice of Geriatric Psychiatry. Philadelphia: Lippincott Williams and Wilkins, 2006.

Link scaricabili

I sintomi comportamentali e  psicologici della demenza ASL di Milano: http://www.epicentro.iss.it/igea/raccolta/Allegati/lombardia/Sint_Comportam_Psicologici_Demenza.pdf

ASL MILANO

Manuale per la famiglia delle persone affette da demenza Servizio sanitario Nazionale: http://www.ctr.it/back_end/files_news/1612.pdf