Ansia e attacchi di panico

 

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L’ansia

L’ansia è un emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, minaccia, preoccupazioni e modificazioni fisiche, come aumento della pressione sanguigna.Ogni anno in Italia i disturbi mentali colpiscono circa 3.5 milioni di persone, pari a quasi il 6% della popolazione, e ben 2.5 milioni di questi pazienti manifestano sintomi d’ansia in grado di farli sprofondare nella paura e nella solitudine (Dati Ministero della Salute)

Le persone con Disturbi d’Ansia solitamente presentano pensieri ricorrenti e preoccupazioni dalle quali difficilmente riescono a liberarsi. Inoltre, possono evitare alcune situazioni come tentativo di gestire (o non affrontare) le preoccupazioni. I sintomi fisici dell’ansia più frequenti sono sudorazione, tremolio, tachicardia e vertigini/capogiri e si protraggono per almeno sei mesi peggiorando se non vengono adeguatamente curati

Quando questi sintomi ansiosi non vengono affrontati o non possono essere affrontati per vari motivi, rimangono latenti, provocando nel tempo un aumento dell’ansia che potrà quindi superare una soglia e scatenare un attacco di panico. L’attacco di panico è un’esperienza spiacevole e terrificante dove si sperimenta una completa perdita di controllo delle proprie emozioni: si ha paura, si crede di impazzire o di stare per avere un infarto. Molte persone si recano al pronto soccorso in preda o in seguito ad un attacco di panico, ma purtroppo, talvolta i medici non sono addestrati a riconoscere le manifestazioni psicosomatiche e colludono con la richiesta degli stessi pazienti di maggiori esami fisici, parcellizzando e scomponendo il quadro sintomatico in una serie di elementi distinti.

Disturbo di panico secondo il DSM-5

Il disturbo di panico è un disturbo presente nel capitolo dei disturbi d’ansia del DSM-5. Il disturbo di panico è caratterizzato dalla presenza di ricorrenti attacchi di panico (almeno due, anche se in genere gli attacchi sono molti di più) definiti come “inaspettati”. Il termine “inaspettati” sta a significare che, apparentemente, non si evidenziano cause scatenanti l’attacco. In un disturbo di panico gli attacchi compaiono come fulmini a ciel sereno, quando magari un individuo si sta rilassando o addirittura durante il sonno. Inoltre il DSM-5 inserisce una lista di 13 diversi sintomi che possono manifestarsi durante l’attacco. Per poter parlare di disturbo di panico è necessario che si presentino, in modo concomitante, almeno 4 dei sintomi presentati. I criteri diagnostici del disturbo di panico sono:

A – Ricorrenti e inaspettati attacchi di panico. Gli attacchi di panico sono caratterizzati dal brusco e repetino manifestarsi di intensa paura e disagio e raggiungono il picco di intensità in pochi minuti. Durante gli attacchi si devono presentare, in concomitanza, almeno 4 dei seguenti sintomi:

  1. palpitazioni o tachicardia
  2. sudorazione
  3. tremori
  4. sensazione di fiato corto o di fatica nel respirare
  5. sensazione di soffocamento
  6. dolore retrosternale
  7. nausea o dolori addominali
  8. vertigini, sensazione di instabilità, testa leggera o sensazione di svenimento
  9. brividi o vampate di calore
  10. parestesie (sensazioni di formicolio o di intorpidimento)
  11. derealizzazione (sensazioni di irrealtà) o depersonalizzazione (sentirsi separato da se stesso)
  12. sensazione di perdita del controllo o di “diventare matto”
  13. paura di morire

B – Almeno uno degli attacchi è seguito da un mese o più, durante il quale si presenta uno o entrambi dei seguenti sintomi:

L’attacco di panico è un vero e proprio disturbo. Anche se non lascia segni evidenti sul nostro corpo, si manifesta violentemente e senza preavviso, paralizzando la vita di chi ne soffre. Troppo spesso i suoi sintomi vengono ignorati o perché confusi con altre patologie o per il senso di vergogna che il paziente prova nel dover giustificare una paura irrazionale. È importantissimo riuscire a riconoscere questa sindrome, per intervenire subito.

Il primo attacco è dirompente e viene ricordato in maniera vivida dai pazienti che utilizzano espressioni forti come “da quel momento la mia vita è cambiata”.

Coloro che soffrono di attacchi di panico cercano di fuggire il prima possibile dalla situazione o dagli individui che provocano loro ansia o malessere, evitano situazioni simili nel futuro e mettono in atto meccanismi che li rassicurino.

LINK GRATUITI DI LETTURE CONSIGLIATE

Istituto Beck L’ansia e il disturbo da attacchi di panico

Klaus Bernhardt Liberati dall’ansia e dagli attacchi di panico

 

L’attacco di panico: il disturbo della società odierna

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Il Disturbo da attacchi di panico si presenta nella nostra società con sempre maggior frequenza, i dati epidemiologici indicano una prevalenza del disturbo nel corso della vita che oscilla tra lo 0,6 e il 6% con una frequenza doppia nel sesso femminile rispetto a quello maschile. L’età media di esordio è di circa 25 anni con una certa variabilità, molti casi hanno un decorso cronico oppure possono esservi remissioni spontanee con successive riacutizzazioni e forme di disturbo attenuato (forme paucisintomatiche). Una grande variabilità si trova anche nella risposta al trattamento (psicofarmacologico e psicoterapico, specialmente di tipo cognitivo-comportamentale), con un tasso di guarigione di solo il 30% a 6-10 anni dalla terapia.

Il DAP è una categoria diagnostica relativamente recente: fu infatti inclusa ufficialmente nella terza edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali solo dal 1980, eppure già nel 1895 Freud descrisse la “nevrosi d’ansia”, un insieme di sintomi psichici e somatici spesso in relazione con una paura degli spazi aperti, termine che venne utilizzato come categoria diagnostica fino all’introduzione della nuova edizione del “Disturbo di Panico”.

In riferimento al contesto culturale recenti studi hanno sottolineato che i disturbi psichici non sono statici ma dinamici, differendo da una società all’altra e in una stesa società nel tempo, seguendone le trasformazioni. Se all’inizio del secolo scorso si parlava quasi esclusivamente di nevrosi isterica dalla fine del secolo scorso sono divenuti preponderanti i disturbi d’ansia e il disturbo da attacco di panico. Con le sue potenti manifestazioni polarizzate sul corpo (tachicardia, sudorazione, senso di soffocamento, visione offuscata, etc.) l’attacco di panico si configura come l’espressione di un pericolo imminente, un pericolo non reale ma fantasmatico di cui non se ne capisce nè il motivo né l’origine.

In una società che richiede di essere sempre pronti ed adeguati ai vari ruoli e alle funzioni (nel lavoro, nella famiglia, nelle relazioni affettive) non è un caso che proprio i giovani e gli adolescenti siano i più esposti all’insorgenza di questo disturbo. Se l’ambiente esterno viene percepito come incerto, pericoloso e con poche prospettive di realizzazione ecco che il giovane che si affaccia alla sua vita adulta fa molta fatica a proiettarsi in una dimensione autonoma assumendosi la responsabilità che questo comporta, di conseguenza i tempi di permanenza nella famiglia d’origine si dilatano nel tempo.  Da un lato l’ambito famigliare  giustifica la presenza dei figli a casa con le incertezze e le difficoltà di questi ultimi ad assumere un ruolo sociale, ma parallelamente questo permette alla famiglia di mantenere un immagina statica e cristallizzata di se stessa, una dimensione che permette di posticipare l’idea della perdita delle proprie funzioni genitoriali e di allontanare l’idea del tempo che passa.

L’altro rovescio della medaglia è rappresentato dalla posizione in cui si trovano i figli che pur covando desideri di autonomia e di distacco dalla famiglia di origine vivono questi pensieri con estrema paura rispetto all’incertezza e alla paura del fallimento che gli si prospetta di fronte e come un tradimento nei confronti dell’ambiente familiare che gli offre protezione. Questa ambivalenza può trovare allora espressione nell’attacco di panico  come estrema rappresentazione di quella paralisi fisica ed emotiva accompagnata da una profonda angoscia rispetto all’impossibilità di trovare una espressione e comunicazione a questo conflitto.